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Economia | 06 giugno 2022, 16:10

Bonomi: “Sì a salario minimo, ma non sia l'inizio della distruzione della contrattazione nazionale”

Il presidente di Confindustria all'assemblea di Casalino: “Ci sono paghe molto basse ma non sono le nostre”. E sulla politica economica del Governo: “Servono misure più strutturali, non solo bonus”

Bonomi: “Sì a salario minimo, ma non sia l'inizio della distruzione della contrattazione nazionale”

Il salario minimo si può anche fare, ma a patto che non sia l'inizio della distruzione della contrattazione nazionale che è l'unica vera via da seguire. A dirlo è il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che è intervenuto questa mattina all'assemblea di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, tenuta a Casalino in una grande tensostruttura all’interno dell’area dello stabilimento Sambonet. Un intervento che non si è discostato dalla falsariga di quelli tenuti da Bonomi negli ultimi giorni.

"Il salario minimo non è un tema delle nostre imprese" - ha detto Bonomi aggiungendo che "è vero, ci sono paghe molto basse ma non sono quelle di Confindustria. Se il ministro vuole fare il salario minimo, lo faccia, ma lo faccia bene e non distrugga la contrattazione nazionale che noi abbiamo costruito in questi anni e che è la via da seguire". Non solo. Per Bonomi il governo deve adottare misure più strutturali, non solo bonus. "Dagli 80 euro in poi abbiamo visto in Italia solo politiche di una tantum e non strutturali", ha spiegato il leader degli industriali sottolineando che "eppure il nostro sistema di welfare era invidiato in tutto il mondo. Andava rinforzato. Invece sono stati fatti solo bonus, che hanno un effetto positivo solo per i partiti ai fini elettorali. Chi parla di intervenire sulla povertà lo fa solo per motivi elettorali. Noi abbiamo fatto proposte su questo ma aspettiamo da mesi una risposta".

"Bisogna mettere più soldi in tasca agli italiani e per farlo bisogna tagliare le tasse sul lavoro, riducendo il cuneo fiscale. Noi abbiamo fatto proposte precise, che se applicate metterebbero una mensilità in più in tasca ai lavoratori. Io sono disponibile sempre a parlarne, ma non ho ricevuto alcuna risposta dal ministro Orlando", ha proseguito ancora Bonomi convinto che " il Paese ha bisogno di un'operazione verità: il nostro contratto è quello con la paga maggiore. In due anni ho rinnovato contratti per 4,2 milioni di lavoratori, sui 5,5 milioni che rappresentiamo. Sono in tutto solo 242.420 i lavoratori delle nostre aziende in attesa di rinnovo. E il ministro viene a me a parlare di rinnovare i contratti, è alquanto strano. Noi chiediamo un intervento choc di 16 miliardi che vorrebbe dire 1.223 euro in più in un anno, una mensilità in più, per i lavoratori sotto i 35mila euro". Quanto alla crescita, "tutte le stime sono state riviste al ribasso. Noi lo dicevamo 4 mesi fa, quando sostenevano che il rimbalzo non sarebbe stato del 4% quest'anno e tutti ci dicevamo che eravamo pessimisti. Ora tutti stanno dicendo che la crescita sarà la metà di quella che ci aspettavamo, e considerando che la crescita acquisita era del 2,2/2,3%, significa che il Paese si è fermato", ha precisato Bonomi sottolineando che "non si danno risposte agli italiani, che stanno soffrendo per l'inflazione e l'aumento dei prezzi".

Anche il presidente di CNVV, Gianni Filippa, aveva anticipato alcuni dei temi di Bonomi. “Il cuneo fiscale – ha detto - rappresenta una delle "criticità del mondo del lavoro" ed è "insostenibile". "A livello nazionale - ha aggiunto - la politica ha rinunciato a individuare e a perseguire una visione di lungo termine, favorendo interventi di breve respiro, spesso non sostenibili nel tempo e privi di un orizzonte certo che permetta alle imprese di programmare risorse e investimenti". Filippa, a proposito del sistema di bonus e incentivi ha sottolineato come "non è possibile che dopo due anni ci siano ancora incertezze" e ha stigmatizzato che il piano industria 4.0 "venga depotenziato con uno stop al 2025 mentre dovrebbe essere strutturale". Del mondo politico, Filippa salva il livello locale: "con la quale collaboriamo molto bene", cosi' con le istituzioni, dalle prefetture alle questure dei territori di competenza.

A margine dei lavori ha commentato i contenuti dell’assemblea il consigliere regionale novarese del Pd.  “Trovo rischioso – ha detto Domenico Rossi - in un quadro complesso come è quello del governo del sistema paese, descrivere la propria posizione come l’unica sensata o addirittura esistente, come ha fatto il presidente nazionale di Confindustria”. “La riduzione del cuneo fiscale – ha aggiunto -  è certamente una strada possibile e, per certi versi auspicabile, da affiancare, però ad altre forme di redistribuzione. Mi sarei aspettato, ad esempio, almeno un cenno alla lotta all’evasione fiscale che, in Italia, è stimata in circa 100 miliardi all’anno o alla tassazione degli extra-profitti delle imprese energetiche”. “Sul salario minimo, invece – ha concluso Rossi -  apprezzo che non ci sia una posizione di contrarietà. È giunto anche per il nostro Paese il tempo di porre un limite allo sfruttamento e al lavoro povero. Non è un attacco al sistema della contrattazione, ma il modo per porre un’asticella sotto la quale non si può scendere. Si contratta a partire da lì. È una soglia minima e non massima”.

ECV

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