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Territorio | 18 agosto 2021, 19:20

Allarme Lago Maggiore: ossigeno in forte calo, le condizioni dell’acqua peggiorano

Lo rivela uno studio pubblicato su Nature. La colpa è dell’inquinamento e a farne le spese sono soprattutto le trote

Allarme Lago Maggiore: ossigeno in forte calo, le condizioni dell’acqua peggiorano

I laghi non godono di buona salute. In tutto il mondo stanno perdendo il loro ossigeno più in fretta dei mari. Soffrono per colpa dell’inquinamento, ma soprattutto del caldo e delle specie aliene. Il fenomeno, che interessa da vicino anche il lago Maggiore, è stato oggetto di uno studio pubblicato di recente dalla rivista scientifica Nature e ripreso dal “Venerdì” di Repubblica, che ha raccolto i dati disponibili dal 1980 a oggi su temperatura e ossigenazione dell’acqua di 393 laghi in aree temperate, fra cui il Verbano e il lago d’Iseo per l’Italia.

I risultati sono sconfortanti: in quarant’anni le acque lacustri hanno perso in media il 5,5 per cento del loro ossigeno e quelle di profondità addirittura il 18,8 per cento; si tratta di una perdita di circa sei volte più veloce di quella in atto nei mari, causata soprattutto dall’innalzamento della temperatura delle acque per il cambiamento globale.

Per quanto riguarda il Maggiore le temperature sono salite di 0,3° C in trent’anni, con un calo di ossigeno di circa il 12 per cento in superficie e del 26 per cento in profondità. E a risentirne sono state soprattutto le trote. “Ci si sta avviando verso una pericolosa crisi, per la continua perdita dell’ossigeno disciolto in acqua. Ciò potrebbe essere catastrofico, perché i laghi contengono un quinto delle acque dolci disponibili per l’uomo, contro lo 0,5 per cento dei fiumi. In un mondo che sta perdendo i suoi ghiacciaci, i laghi stanno diventando la riserva idrica più importante, e sarebbe nostro primario interesse mantenerle nelle migliori condizioni possibili”. Lo studio di Nature evidenzia come gli inverni sempre più miti rendono spesso il rimescolamento più debole, se non assente, così l’ossigeno non viene più redistribuito in tutto il volume e come gli interventi debbano essere rapidi; essendo bacini semi chiusi, i laghi concentrano e conservano a lungo tutto ciò che vi finisce dentro, dagli inquinanti alle specie aliene. In quelli subalpini si ritrovano micro plastiche e composti azotati provenienti dalla Pianura Padana e persino il “caro e vecchio” Ddt.
 
Sempre lo studio di Nature, infine, ha riservato uno spazio anche al lago d’Orta, nel Novarese. Un esempio positivo di come, a volte, si riesce a rimediare. Quarant’anni fa era morto, causa inquinamento industriale da ammonio e metalli. Grazie alla bonifica e alla reintroduzione di pesci, oggi è in buona salute (nella foto le operazioni di bonifica compiute negli anni Novanta).

Redazione

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