ELEZIONI REGIONALI
 / Sanità

Sanità | 04 dicembre 2020, 10:00

Covid, Unsic: “Numeri sottostimati nei piccoli centri del Piemonte: ecco perché”

Secondo la psicologa Cartolano sarebbe conseguenza del ruolo, poco analizzato, dello “stigma” e della vergogna

Covid, Unsic: “Numeri sottostimati nei piccoli centri del Piemonte: ecco perché”

In psicologia si definisce 'stigma sociale'. Si tratta di una sorta di 'marchio negativo' associato alla condizione specifica di una persona, compresa una malattia. A ciò è conseguente l’atteggiamento di nascondere agli altri il proprio status. È un fenomeno che investe soprattutto i piccoli centri: se un tempo riguardava principalmente i cittadini disabili, oggi si sta riproponendo con il Covid-19 anche nei tanti paesi poco popolati del Piemonte”. È quanto afferma l'Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori.

In conseguenza di ciò -prosegue-, molte famiglie contagiate asintomatiche o paucisintomatiche preferiscono non rendere pubblica la propria condizione, isolandosi in casa. Troncano per un periodo ogni relazione sociale, evitano di contattare medici ed Asl, non si sottopongono ai tamponi. L’esito è la sottrazione alla contabilità ufficiale del numero dei contagiati”.

Sono atteggiamenti figli di vecchi stereotipi sociali, della diffidenza e della paura di ciò che non si conosce -spiega la psicologa Francesca Cartolano dell’organizzazione datoriale Unsic, che sta approfondendo il fenomeno-. Stigma e vergogna costituiscono un binomio presente e studiato in molte epidemie ed oggi si ripresenta con il Covid-19. All’origine c’è anche un fattore che investe il mondo della comunicazione: l’adozione di un linguaggio non consono e colpevolizzante, caratterizzato da termini negativi – si pensi a ‘untore’, ‘caso sospetto’, ‘infermo’ o ‘isolamento’ - e che finisce per perpetuare gli stereotipi esistenti. L’esito, in alcune circostanze, è la preoccupazione per la disumanizzazione del contagiato, per cui molte persone finiscono per isolarsi totalmente, evitando anche di farsi visitare da un medico”.

Ovviamente non è facile quantizzare la portata del fenomeno, presente principalmente nel Mezzogiorno -evidenzia la psicologa- . Di certo anche questa tessera del mosaico, insieme ai tanti asintomatici e alle omesse comunicazione dei casi di positività da parte di laboratori privati (come accertato nei giorni scorsi dai Nas), tende ad abbassare il conteggio ufficiale dei contagiati, a cui andrebbero aggiunte qualche migliaio di unità”.

“Se ne parla poco, ma esiste una corposa letteratura in materia -continua la dottoressa Cartolano. “Ad esempio le indagini del professor Antonio Lasalvia dell’Università di Verona, che partendo dai confronti con le epidemie precedenti, si sofferma sul fenomeno associato al Covid-19 evidenziando tra i motivi dell’accentuazione, tra l’altro, la mancanza di informazioni certe sulla malattia. Oppure, a livello internazionale, gli studi di Sidney Levin e Leon Wurmser. Affrontare il tema è importante perché stigma e vergogna investono i diritti civili al pari di altre piaghe sociali ed ostacolano l’implementazione di corrette risposte di sanità pubblica” conclude la dottoressa Cartolano.

C.S.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MAGGIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare" su Spreaker.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore