/ Cronaca

Cronaca | 03 settembre 2020, 17:49

Sequestro impianto di Briona: Carabinieri al lavoro per escludere forme di contaminazione

L’autorizzazione sotto indagine risale al 2010

Sequestro impianto di Briona: Carabinieri al lavoro per escludere forme di contaminazione

L’impianto di trattamento di terre e rifiuti inerti di Briona, oggetto del sequestro attuato dai Carabinieri forestali su ordine della Procura della Repubblica di Novara fa capo ad una società lombarda, con sede amministrativa a Boffalora Ticino. L’azienda, nata nel 1977, si occupava originariamente di spurghi civili e industriali, per poi ampliare la propria attività allo stoccaggio e lavorazione di rifiuti.

La struttura su cui stanno indagando i i Carabinieri Forestali del Gruppo di Novara e il Gruppo di Polizia Giudiziaria Ambiente della Procura di Novara, è attiva dal 2010, quando l’amministrazione provinciale – presidente Diego Sozzani e assessore all’ambiente Antonio Tenace, entrambi di Forza Italia – sottoscrisse l’autorizzazione, che secondo le ipotesi investigative su cui si sta lavorando, sarebbe stata rilasciata sulla base di presupposti inesistenti. In questi dieci anni la pratica relativa all’impianto - 113.000 mq di cui 15.000 mq coperti - è ritornata più volte sul tavolo delle diverse amministrazioni provinciali che si sono susseguite. Nel 2012 (sempre durante l’amministrazione Sozzani) l’autorizzazione è stata modificata due volte.

Poi nel 2014, durante la presidenza Besozzi, l’azienda riceve dalla provincia una diffida, legata ad una interdittiva antimafia. Infinenell’agosto 2017, ancora presidente Besozzi, l’autorizzazione viene ulteriormente modificata.

L’indagine in corso si muoverebbe comunque su due piani: uno burocratico-amministrativo scandagliando i procedimenti succedutisi nel tempo, e uno tecnico. Secondo le informazioni rilasciate dai Carabinieri forestali, esiste concretamente il rischio che terre lavorate in modo non conforme a legge nell’impianto di Briona possano essere state immesse nei processi produttivi di opere pubbliche e private.

I Carabinieri citano esplicitamente almeno un’opera, la tangenziale di Fara Novarese, appena completata e prossima all’inaugurazione. I Carabinieri sono al lavoro per escludere forme di contaminazione ambientale o pericoli per la salute pubblica nonché per la stabilità delle opere infrastrutturali “realizzate – dicono i Forestali - con materiali privi di idoneità prestazionale.

ECV

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore