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Cronaca | 29 maggio 2020, 13:00

Scende in piazza la rabbia dei medici specializzandi: “Siamo lavoratori solo quando bisogna coprire i turni, pretendiamo rispetto” [FOTO e VIDEO]

I giovani medici neolaureati chiedono l’azzeramento dell’imbuto formativo, una revisione del contratto del medio in formazione, la garanzia di una formazione di qualità e la centralità della medicina di territorio

Scende in piazza la rabbia dei medici specializzandi: “Siamo lavoratori solo quando bisogna coprire i turni, pretendiamo rispetto” [FOTO e VIDEO]

Il camice gettato a terra come gesto di rabbia. In piazza Castello, davanti alla sede della Regione Piemonte, va in scena la protesta dei medici specializzandi. Si tratta di ragazzi giovani, appena laureati, che chiedono fondamentalmente di lavorare e di essere tutelati. Chiedono riconoscenza.

“In Italia siamo indietro: lo specializzando è un lavoratore quando c’è bisogno di coprire i turni e fare manovalanza, ma quando si portano i nodi al pettine torna a essere uno studente. Una condizione tale da anni, ma va superata per permetterci di lavorare tutelati, con mansioni adeguate al nostro livello formativo” spiega una neo laureata.

I ragazzi, tutti pronti a prestare servizio, chiedono l’azzeramento dell’imbuto formativo. “Per imbuto formativo intendiamo quel blocco che molti medici neo laureati si trovano ad affrontare quando escono dall’università e cioè la discrepanza tra i posti disponibili nelle scuole di specializzazione, fondamentali per poter lavorare all’interno del servizio sanitario nazionale” raccontano i manifestanti. Paradossalmente poi, dopo l’imbuto formativo le difficoltà non si dissipano. Anzi. La fase successiva, per chi riesce comunque a uscire da una scuola di specializzazione, è caratterizzata dall’imbuto lavorativo, come spiegato da un medico in piazza: “Dopo l’imbuto formativo della specializzazione, il definanziamento del servizio sanitario nazionale che ha ricevuto tagli pari a 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni, provoca un ulteriore imbuto, quello lavorativo: chi si specializza rischia di non trovare lavoro all’interno del servizio sanitario e non riuscire quindi a tutelare la salute della popolazione”.

Da questa situazione paradossale e penalizzante, nascono le richieste avanzate dai medici specializzandi al Governo, con una protesta che ha toccato oltre 20 piazze italiane: “Chiediamo l’azzeramento dell’imbuto formativo, un rapporto di 1:1 tra i candidati all’ingresso delle scuole di specialità e i posti disponibili, la vera riforma del contratto di formazione, la valorizzazione della medicina territoriale che è stata disastrosa in questa emergenza”. 

Una delegazione di medici è stata ricevuta dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dall’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. A loro i giovani hanno ribadito un concetto tanto fermo quanto importante: “La dignità del medico torni a essere quella che dovrebbe essere”.

Dal corrsipondete a Torino

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