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Regione | 14 febbraio 2020, 09:30

Anche a Novara cresce l’opposizione al DDL “allontanamenti zero”

Anche a Novara cresce l’opposizione al DDL “allontanamenti zero”

Ci saranno anche i novaresi domani a Torino alla prima manifestazione regionale organizzata per dire no al disegno di legge dell’Assessore al welfare della Regione Piemonte Chiara Caucino in materia di affidamento familiare,  conosciuto come “Allontanamento zero”.

L’opposizione a questa iniziativa legislatuva che vorrebbe diminuire gli allontanamenti dei minori dalle famiglie d’origine. Una norma che parte dal presupposto secondo cui in Piemonte si allontanano più minori che in altre regioni d’Italia e che questo avvenga soprattutto per motivi di natura economica ha cominciato a prendere corpo anche a Novara co n un convegno tenutosi merco,ledì sera alla Camera del Lavoro. Al tavolo dei relatori Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie), con la Presidente Emilia Pistoia, l’Ordine degli Assistenti sociali, con la Presidente regionale Barbara Rosina, CGIL Piemonte, con Danila Botta, Nicoletta Pavesi, Docente di Sociologia della Famiglia, presso l’Università Cattolica di Milano, e Domenico Rossi, Vice Presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali del Consiglio Regionale.

”Il ddl “Allontanamento Zero” dell’Assessore Caucino già nel titolo, si presenta come un’aberrazione linguistica e culturale ha  commentato  iRossi. “Si parte dal presupposto errato che l’allontanamento sia sempre un male mentre la permanenza in famiglia sempre un bene, senza valutare il benessere del bambino che deve sempre essere al centro. A smontare questo surreale immaginario, però, ci sono i numeri e il lavoro dei professionisti, costruito in Piemonte in tanti anni e che, quotidianamente, sono impegnati a gestire situazioni complesse e delicate, un lavoro che rischia di essere compromesso dallo spericolato gioco della propaganda politica”.

E’ la Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte, Barbara Rosina, che da voce al lavoro della sua categoria, cercando di analizzare   le contraddizioni interne al ddl   “L’allontanamento, temporaneo o definitivo è già considerato come ultima ratio, valutate tutte le condizioni in vista dell’unico benessere del bambino. Da una prima lettura la proposta di legge appare come un modello teorico sulla tutela dei minore, soprattutto all'interno della famiglia d'origine. Un modello senza nessun investimento economico  per le casse della Regione Piemonte, quindi a costo zero”. 

“Analizzando la realtà dei fatti -prosegue Rosina - nella nostra Regione i Servizi Sociali, Il Tribunale dei Minori,  la Procura della Repubblica e i Servizi Socio Sanitari hanno fino ad oggi attivato al meglio la prevenzione del disagio delle famiglie d'origine dei minori, ricorrendo all'istituzione dell'allontanamento solo nei casi in cui non c'era nessun'altra possibilità. I numeri peraltro evidenziano  che la percentuale di allontanamento dei minori nella Città di Torino, nella Regione Piemonte ed in Italia sono i più bassi d'Europa”.

Anche il mondo accademico, con l’intervento della professoressa Nicoletta Pavesi, evidenzia le lacune del  ddl ‘Allontanamento zero’: “L’allontanamento è una misura di protezione giuridica e sociale nei confronti di un minore da una famiglia maltrattante, abusante. Allontanarlo da una situazione di violenza assistita, ad esempio, non può essere una scelta, è una necessità. Peraltro, riconosciuta da molti ragazzi cresciuti fuori famiglia. Ritengo doveroso che i molti mondi che hanno a cuore il bene dei bambini e delle famiglie si mobilitino per impedire che il ddl Allontanamento zero diventi legge”.

Attraverso l’intervento di Emilia Pistoia, anche Anfaa conferma l’impatto positivo dell’esperienza di affido familiare: “ La testimonianza di molti minori affidati, oggi adulti, ci ribadisce il valore  di aver avuto l’occasione di un’altra chance nella famiglia affidataria; gli stessi spesso rivendicano l’importanza di avere, tutt’ora, due famiglie ed altrettante volte l’opportunità di aver potuto scegliere  autonomamente, per il proprio bene, di distaccarsi volontariamente, seppur con sofferenza, dalla propria famiglia di origine”.

E’ Danila Botta, componente della Segreteria CGIL Piemonte con delega a sanità e welfare che sottolinea come "la mancanza di confronto con chi opera tutti i giorni nei servizi, oltre allo scollamento con la realtà delle cose risultano preoccupanti.  Non solo il rispetto per il bambino, per le famiglie, viene meno, ma anche quello per i lavoratori che portano avanti le tutele, con un lavoro duro, sofferto, che con questa presa di posizione rischia di essere ulteriormente denigrato. Risulta chiaro che si tratti di propaganda. Sconfortante pensare che si stia perdendo tempo per concentrarsi su una scatola vuota, non per porre rimedio a problemi esistenti. Ancora più preoccupante la visione della famiglia che ne esce, una fotografia che non rappresenta il Paese reale, forse uno scatto d’epoca, legato ad un arretrato dopo guerra senza alcuna prospettiva di ricostruzione". 

Presente in platea l’ex Assessore regionale alle Politiche Sociali Augusto Ferrari   al quale è stato chiesto un parere in merito al ddl Caucino che è prontamente arrivato. “Il DDL - ha detto Ferrari - nasconde una visione familistica della società, dove i legami di sangue sono sufficienti alla crescita del bambino e il sistema pubblico è il mio nemico. Inoltre confonde il ruolo della Regione, che da ente di programmazione e di coordinamento torna così a essere un bancomat che eroga risorse. Perchè non provare ad investire sulle politiche dei minori attraverso i fondi europei, prevedendo una strategia che metta in campo un’innovazione sociale su questo tema?  

ECV

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