Una poesia per ricordare Antonio Fasciani, il gruista di 57 anni residente a Besnate che ha perso la vita in un tragico incidente sul lavoro a Trecate. A dedicargli i versi di "Come si muore di lavoro" è Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa, scrittrice e attivista da anni impegnata nella sensibilizzazione sul tema delle morti bianche.
L'autrice ha voluto esprimere attraverso la poesia la propria vicinanza alla famiglia di Fasciani, trasformando il dolore per la sua scomparsa in una riflessione più ampia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla necessità di non considerare inevitabili tragedie di questo genere.
"Questa poesia nasce dal bisogno di non lasciare che la morte di Antonio Fasciani diventi soltanto una notizia destinata a svanire nel rumore dei giorni", spiega l'autrice nella presentazione del testo. "È un pensiero rivolto a lui, alla sua vita spezzata mentre lavorava, e un gesto di vicinanza e solidarietà verso i suoi familiari, chiamati ad affrontare un dolore che nessuna parola può davvero lenire".
Il componimento, intitolato "Come si muore di lavoro", affronta il tema dell'indifferenza e della perdita, alternando immagini legate al mondo del lavoro al ricordo del gruista. Al centro dei versi c'è la figura di Antonio, raccontata attraverso il suo mestiere e il rapporto quotidiano con la macchina sulla quale lavorava.
Nata a Cuba e residente a Marzabotto, in provincia di Bologna, Yuleisy Cruz Lezcano affianca da tempo l'attività letteraria all'impegno civile. Autrice di numerose pubblicazioni, ha dedicato particolare attenzione alla violenza, ai diritti umani e alla sicurezza sul lavoro.
Nel 2026 ha pubblicato "Crimini della sicurezza", una raccolta di racconti e poesie dedicata alle vittime degli incidenti professionali, frutto di oltre tre anni di ricerca e sensibilizzazione. L'opera ha ricevuto il Premio Internazionale Letteratura Italiana Contemporanea 2026.
Con la poesia dedicata ad Antonio Fasciani, l'autrice torna a richiamare l'attenzione su una questione che riguarda l'intera società: il diritto di ogni persona a lavorare in sicurezza e a tornare a casa al termine della propria giornata.
"Non possiamo abituarci a leggere la morte accanto alla parola lavoro, né considerare inevitabile ciò che dovrebbe essere prevenuto. Ogni lavoratore ha diritto di tornare a casa", sottolinea Cruz Lezcano.
Di seguito la poesia che l'autrice ha dedicato alla memoria di Antonio Fasciani.
Come si muore di lavoro
Ad Antonio Fasciani, gruista
Moriamo, signori, di indifferenza,
nel sonno verticale
delle cose non dette,
dove il pensiero cade
senza fare rumore
e ciò che siamo non trova più eco.
Il lavoro è una palude
vestita da strada,
sabbia mobile
sotto scarpe obbedienti,
un tribunale di ferro
che non pronuncia nomi,
ma scrive sentenze
con inchiostro di polvere.
C'è chi muore,
chi se la cava con poco,
chi torna a casa
con la sera sulle spalle,
chi diventa una fotografia
contro il vento,
un'assenza appesa
al chiodo del salario.
Antonio, misurava distanze
con braccia di metallo,
la gru era un albero
capovolto nel mondo,
e lui ne conosceva
il linguaggio silenzioso.
Ora la sua voce
è un bullone nella memoria,
un grido rimasto
impigliato alle nuvole,
mentre la terra mastica
il nome degli uomini
e il ferro dimentica
il peso della carne.
Con bocca amara e anima
vestita di pianto
leggiamo la morte
nelle pieghe del mestiere.
Qui, dove perfino i pesci
hanno un nome,
l'operaio diventa una parola
di circostanza.
Yuleisy Cruz Lezcano





