Basta allontanarsi di pochi chilometri dal centro di Novara per accorgersi che il paesaggio sta cambiando. Non serve conoscere i piani regolatori o leggere le delibere: è sufficiente percorrere le strade che attraversano la periferia e i comuni vicini. Dove per generazioni lo sguardo incontrava campi, risaie e cascine, oggi compaiono sempre più spesso capannoni, piazzali, svincoli e mezzi pesanti.
La logistica è diventata una componente importante dell’economia novarese e sarebbe troppo semplice raccontare questa trasformazione come uno scontro tra chi vuole lo sviluppo e chi vorrebbe fermare tutto. Significa investimenti, attività economiche e posti di lavoro e Novara, per la sua posizione tra Milano, Torino e le principali direttrici ferroviarie e autostradali, possiede caratteristiche che inevitabilmente attirano il settore. La questione è capire quanto questa crescita possa continuare senza modificare in maniera irreversibile l’identità del territorio.
I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno. Secondo i dati sul consumo di suolo, la provincia di Novara è arrivata all’11,20% del territorio, pari a oltre 15mila ettari già consumati. È una percentuale nettamente superiore alla media piemontese, che si ferma al 6,72%.
Poi ci sono i numeri della logistica. Nel comune di Novara le superfici coinvolte arrivano complessivamente a circa 4 milioni e 739mila metri quadrati, con circa un milione e mezzo di metri quadrati già occupati da capannoni. A questi si aggiungono nuovi interventi: due siti previsti valgono complessivamente 154mila metri quadrati, mentre un ulteriore progetto logistico raggiunge i 532mila metri quadrati.
Anche fuori dal capoluogo la trasformazione è visibile. A Trecate si parla di circa 40 ettari di nuovo consumo di suolo, in gran parte legati a un polo logistico di circa 30 ettari. Nell’area di Pernate e dei comuni vicini, dove negli ultimi anni non sono mancate proteste e opposizioni, le stime elaborate dai comitati locali indicano circa 6 milioni e 465mila metri quadrati di piattaforme già attive o in realizzazione. Una superficie che potrebbe superare i 7,3 milioni di metri quadrati considerando anche il progetto Cim-Ovest.
Sono cifre che, prese singolarmente, rischiano di rimanere astratte. Messe una accanto all’altra raccontano invece una trasformazione che procede per singoli interventi ma che, nel suo insieme, sta cambiando una parte consistente del paesaggio alle porte di Novara.
Il Novarese ha costruito una parte importante della propria storia sulla terra. La risaia non è soltanto un’immagine da cartolina e la cascina non è semplicemente un vecchio edificio incontrato lungo una strada di campagna. Dietro quel paesaggio ci sono generazioni di lavoro, un’economia e una cultura che hanno contribuito a definire l’identità di questa provincia. Oggi quella continuità viene progressivamente interrotta dalla crescita delle aree urbanizzate, produttive e logistiche.
Ed è anche una questione di tempi. Un capannone può essere realizzato in pochi mesi, mentre il suolo è una risorsa che, una volta coperta e impermeabilizzata, non può essere semplicemente restituita alla sua condizione precedente. Lo stesso ISPRA definisce il consumo di suolo come la perdita di una risorsa ambientale fondamentale dovuta all’occupazione di superfici originariamente agricole, naturali o seminaturali attraverso nuove coperture artificiali.
Questo non significa considerare necessariamente sbagliato ogni nuovo insediamento. Significa però riconoscere che una scelta urbanistica non riguarda soltanto l’investimento che porterà domani o i posti di lavoro che potrà creare, ma contribuisce a decidere quale territorio resterà tra venti o trent’anni.
È forse questa la domanda che dovrebbe accompagnare ogni nuovo progetto. Non se Novara debba scegliere tra sviluppo e campagna, perché una contrapposizione così semplice non esiste, ma quanto suolo siamo ancora disposti a perdere e quale equilibrio vogliamo trovare tra economia, lavoro e territorio. Tra vent’anni probabilmente nessuno ricorderà il numero delle singole autorizzazi





