(Adnkronos) - “Siamo stati in grado di aumentare la sopravvivenza nel tumore del rene, che ora spesso diventa cronico, oltre a poter guarire - spiega - Ritengo che adesso si debba guardare anche ad alcuni modelli esteri, dove accanto a un buon oncologo e al medico di medicina generale, hanno creato le figure del case manager e del case navigator. Si tratta di persone con esperienze e formazioni particolari che accompagnano, spesso anche materialmente, il paziente all'interno delle diverse interazioni con il nostro sistema di cura. Credo sia un aspetto su cui dobbiamo lavorare molto”. Lo ha detto Giovanni Apolone, direttore scientifico Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, alla presentazione del documentario ‘Il filo di Arianna’, alla mostra del cinema di Venezia nella rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub. La pellicola di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotta da Telomero Produzioni, con il patrocinio dall’Associazione nazionale tumore del rene - Anture e il contributo non condizionante di Ipsen, raccoglie le voci di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano il tumore del rene.
“Sono un medico che si occupa di oncologia da più di trent'anni, ho fatto molte ricerche e ho visto molti pazienti - continua Apolone - Circa 14 anni fa, però, una diagnosi occasionale mi ha portato alla consapevolezza di avere un tumore al rene. Ho subito chirurgia, radioterapie e sono in chemioterapia da 8 anni. Ho vissuto questa esperienza da privilegiato in quanto conosco la materia, ho molti colleghi e ho avuto la fortuna di dirigere un grande Istituto dove ho trovato facilmente tutte le migliori opzioni di cura. Essere un medico malato e un paziente esperto mi ha fatto riflettere sulla necessità di modificare, in parte, i nostri percorsi e protocolli terapeutici. Dobbiamo trovare il modo di aiutare i pazienti, che certamente sono curati al meglio, a navigare con maggior sicurezza quando entrano ed escono dal sistema sanitario”.





