(Adnkronos) - Venerdì a Bari Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia riuniscono il centrodestra per celebrare il record di longevità dell’esecutivo. Un appuntamento che guarda al passato, ma anche alla sfida del 2027. Dalla A alla Z, le parole, i protagonisti, le sfide e le partite che hanno segnato il cammino del governo Meloni e che accompagneranno l’ultimo tratto della legislatura.
A come Alleati. La tenuta elettorale di Lega e Forza Italia è una delle incognite per Meloni in vista del 2027. I sondaggi raccontano una fase non semplice per Matteo Salvini e Antonio Tajani, mentre gli equilibri del centrodestra restano in evoluzione. Per la premier, arrivare al voto con una coalizione forte e competitiva sarà la sfida dell’ultimo miglio di una maratona iniziata nel 2022.
B come Berlusconi. Il centrodestra nasce da un'intuizione del Cavaliere nel lontano 1994. A lui, fino a oggi, è appartenuto il record di longevità di un esecutivo: i 1.412 giorni del Berlusconi II. In un Paese che ha fatto dell'instabilità la sua cifra distintiva - 68 governi in ottant'anni di storia repubblicana - venerdì lo scettro passa nelle mani della prima donna premier d'Italia. E c'è chi giura che nel discorso di Meloni dal palco di Bari non mancheranno un pensiero e un ringraziamento al fondatore di Forza Italia.
C come Carburanti. Di proroga in proroga, il governo è chiamato da mesi a tamponare il salasso del costo di benzina e gasolio, una vera idrovora per le tasche degli italiani e, insieme, per le casse dello Stato. Il dossier energetico, con il costo dei carburanti ma anche quello delle bollette, è e sarà uno dei più decisivi banchi di prova per l'esecutivo.
D come Delmastro. L’ex sottosegretario alla Giustizia è uno dei volti dello scontro tra il governo e la magistratura. Dal caso Cospito alla vicenda della "Bisteccheria d’Italia" e delle chat. Una figura diventata simbolo delle tensioni tra Fdi e toghe, che hanno attraversato tutta la legislatura.
E come Europa. È forse la parola che meglio racconta la metamorfosi di Meloni in questi quattro anni. Dalla cautela con cui Bruxelles guardava all'arrivo della destra al governo alla postura sempre più pragmatica e moderata con cui la premier ha iniziato a sedersi ai tavoli europei. Pnrr, migranti, difesa, industria: il rapporto con l'Europa, da possibile linea di frattura, è diventato uno dei terreni sui quali Meloni ha costruito la propria politica internazionale.
F come Fisco. La promessa di una rivoluzione fiscale si è tradotta negli anni in una serie di interventi su Irpef, cuneo fiscale, flat tax e sostegno ai redditi. Il governo ha fatto del taglio delle tasse uno dei suoi cavalli di battaglia, ma il vincolo delle risorse ha imposto una strada fatta di misure progressive e interventi da rinnovare di manovra in manovra. L’elevata pressione fiscale resta uno dei grandi problemi dell’Italia. E il fisco rimane una delle partite decisive anche per il futuro della legislatura.
G come Gaza. La posizione del governo italiano nei confronti di Israele si è fatta via via più dura con l'aggravarsi della crisi nella Striscia. Netta la condanna dei nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, così come quella delle violenze e degli abusi attribuiti ai coloni. Un dossier che ha messo alla prova l'equilibrio di Meloni tra il rapporto con Israele e la necessità di mantenere aperto il dialogo con i partner arabi.
H come Hormuz. Lo Stretto, crocevia dei traffici globali, è da mesi sotto i riflettori per il conflitto tra Stati Uniti e Iran e rappresenta oggi una delle grandi incognite per l'economia italiana. Energia, approvvigionamenti, trasporti e costo della benzina: una crisi lontana migliaia di chilometri che sta presentando il conto direttamente alle famiglie e alle imprese italiane. Vedi alla voce: carburanti.
I come Immigrazione. Il tema che più di ogni altro ha accompagnato Meloni da Palazzo Chigi ai vertici internazionali. Dagli sbarchi agli accordi con Tunisia e Libia, dal Piano Mattei ai centri in Albania. E ora la sospensione di Schengen a Ceuta riporta ancora una volta la sicurezza dei confini e la gestione dei flussi al centro dell’agenda.
L come Lavoro. È uno dei terreni sui quali il governo rivendica i risultati più significativi. A luglio gli occupati hanno raggiunto quota 24,37 milioni, 307mila in più rispetto a un anno prima, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8%. Anche l'occupazione femminile è cresciuta nel confronto annuo. Ma resta sul tavolo il problema dei salari bassi, erosi dall'inflazione, e di un mercato del lavoro che continua a scontare forti divari, soprattutto per donne e giovani.
M come Manovra. È l'appuntamento che, ogni autunno, mette alla prova la maggioranza e i conti dello Stato. Pensioni, tasse, famiglie, imprese, bonus: ogni legge di bilancio è stata uno slalom tra promesse elettorali, richieste dei partiti e vincoli europei. Ma quella che il governo si accinge a preparare avrà un significato particolare: sarà l'ultima manovra della legislatura, l'ultimo grande banco di prova economico prima del voto del 2027.
N come Nato. La spesa per la difesa è diventata uno dei dossier più delicati per Meloni, tra gli impegni assunti in sede Nato e la necessità di trovare le risorse senza gravare ulteriormente sui conti pubblici. Con la guerra in Ucraina e i nuovi diktat di Trump, la pressione sugli alleati europei per aumentare gli investimenti nella sicurezza è destinata a crescere.
O come Opposizione. Chi sarà il frontrunner dello schieramento che sfiderà Meloni alle prossime elezioni? La partita si gioca tutta nel campo largo. Ma il nodo della leadership resta ancora da sciogliere, così come quello della formula con cui presentarsi al voto. Elly Schlein, Giuseppe Conte, i nomi che possono arrivare dal mondo civico e le possibili candidature esterne ai partiti: il centrosinistra deve ancora trovare il suo federatore e, soprattutto, il suo candidato alla premiership. Per Meloni, la forza dell'avversario sarà una delle variabili decisive della sfida del 2027.
P come Pnrr. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è il grande banco di prova amministrativo del governo. Centinaia di miliardi da spendere, riforme da approvare, scadenze da rispettare e un rapporto costante con Bruxelles. Meloni ne ha fatto anche una questione politica: dimostrare che l'Italia può spendere le risorse europee e trasformarle in cantieri, infrastrutture e crescita. Una partita che si gioca fino all'ultimo euro e all'ultima scadenza.
Q come Quirinale. Il Colle è soprattutto una domanda sul futuro. I rumors che circolano nei palazzi della politica indicano Giorgia Meloni tra i possibili nomi per il Quirinale nel 2029, quando scadrà il secondo mandato di Sergio Mattarella. Uno scenario tutto da verificare, che la premier non ha mai trasformato in un progetto politico dichiarato, ma che acquista inevitabilmente un altro peso ora che Meloni si prepara a superare il record di longevità del governo Berlusconi II. Dal primato a Palazzo Chigi alla corsa per il Colle: è uno dei possibili capitoli del dopo-2027.
R come Riforme. È il capitolo delle grandi promesse della destra che, a quattro anni dall'arrivo a Palazzo Chigi, presenta un bilancio in chiaroscuro. La riforma della giustizia, con la separazione delle carriere dei magistrati, è stata sonoramente bocciata dagli italiani nel referendum dello scorso marzo, infliggendo alla premier una delle più pesanti battute d'arresto politiche della legislatura. Il premierato, ribattezzato da Meloni la "madre di tutte le riforme", annaspa invece in Parlamento dopo il primo via libera del Senato. E l'autonomia differenziata, bandiera della Lega, vive una fase di stallo dopo gli interventi della Corte costituzionale. Tre riforme, tre partite ancora aperte: anche da qui passerà il giudizio sul governo.
S come Sangiuliano e Santanchè. Due dimissioni eccellenti hanno segnato la legislatura, quelle di Gennaro Sangiuliano e Daniela Santanchè. Ma, nonostante gli addii e le tensioni nella maggioranza, Meloni ha scelto di non procedere a un vero rimpasto di governo. Una continuità che è diventata, nel tempo, uno dei tratti distintivi dell'esecutivo e anche della sua longevità.
T come Trump. O come Tycoon. O, per dirla all'americana, "The Donald". Resta il gelo con il presidente degli Stati Uniti: da "special relationship" a spina nel fianco, almeno in attesa che le acque tornino calme. Nessuno, Meloni in primis, si aspettava un deterioramento del rapporto con il capo della Casa Bianca, innescato dal no della premier all'utilizzo delle basi americane in Italia per gli attacchi all'Iran e culminato nelle parole al vetriolo pronunciate da Trump dopo il vertice G7 di Evian: "Meloni mi ha implorato per una foto". Le diplomazie dei due Paesi si sono messe al lavoro per appianare i dissidi e, forse, il peggio è alle spalle. Ma il rapporto con Washington, che per Meloni non è mai stato in discussione, resta per la premier italiana uno dei grandi nodi della politica estera.
U come Urne. Il 2027 è ormai l’orizzonte verso cui guarda tutta la politica italiana. Per Meloni sarà la prova del consenso, per gli alleati quella della tenuta elettorale, per l’opposizione la sfida a costruire un’alternativa. E intanto la legge elettorale, attesa all’esame del Senato, resta un cantiere aperto.
V come Violenza sulle donne. Un tema entrato con forza nell'agenda del governo, tra il rafforzamento delle misure contro la violenza di genere, il contrasto al femminicidio e il dibattito sulla prevenzione. Un fronte sul quale l'esecutivo ha rivendicato nuovi strumenti e maggiori tutele.
Z come Zelensky. Il leader ucraino è stato una presenza costante nei quattro anni di governo, così come il sostegno italiano a Kiev, dagli aiuti alle sanzioni contro la Russia fino alla ricostruzione. Con Zelensky la presidente del Consiglio ha costruito un rapporto stretto, diventato anche il simbolo della scelta euro-atlantica. Una linea difesa anche di fronte alle diverse sensibilità emerse nella maggioranza e nel suo stesso elettorato.





