Economia - 26 luglio 2026, 08:00

Commercio in crisi in Piemonte: in cinque anni perso un negozio su dieci

​I dati del primo Rapporto Confcommercio indicano un calo dell'occupazione del 5,2%. La presidente Coppa: "Difendere la prossimità significa tutelare i territori e l'occupazione giovanile"

Commercio in crisi in Piemonte: in cinque anni perso un negozio su dieci

Un crollo che colpisce al cuore i centri urbani, i quartieri e i piccoli comuni piemontesi. In soli cinque anni, dal 2018 al 2023, il Piemonte ha perso un negozio su dieci, con una conseguente contrazione dell'occupazione del 5,2%. È la fotografia scattata dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, che evidenzia un progressivo impoverimento del tessuto commerciale diffuso in tutta la regione.

​I numeri descrivono una trasformazione profonda che va ben oltre il semplice dato contabile. "Perdere attività commerciali significa avere meno servizi, meno presidi e meno occasioni di relazione nei quartieri e nei comuni – sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia – è un fenomeno che non può essere letto soltanto in termini economici, perché riguarda direttamente la qualità della vita e la capacità dei territori di rimanere attrattivi e vitali. In questo periodo storico di rapido cambiamento dei consumi, occorre tutelare il commercio di prossimità con politiche forti e condivise. Una tutela che deve difendere i negozi anche dalle grandi piattaforme di e-commerce, che continuano a operare in regimi fiscali diversi dai negozi fisici, danneggiando così il nostro tessuto imprenditoriale".

​Il tema si intreccia a doppio filo anche con il futuro delle nuove generazioni e con la tenuta occupazionale della regione.

​Quanto all’occupazione, Coppa aggiunge: "I dati Inps dicono che il 40% degli occupati tra i 15 e i 29 anni è nei settori della ristorazione e dell’hospitality e il 22,5% nel commercio. Si tratta, dunque, di comparti ai quali le nuove generazioni si approcciano volentieri e vanno sicuramente incoraggiati. Comprare sotto casa significa anche sostenere l’occupazione giovanile e, indirettamente, migliorarne le condizioni di lavoro. Questa è una riflessione che vorrei vedere nelle agende dei politici che ci occupano del mondo del lavoro e dei giovani e che Ascom è pronta a sostenere con impegno".

m.t.

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