Economia - 16 maggio 2026, 11:05

I negozi di vicinato stanno scomparendo: nel novarese 887 attività chiuse negli ultimi 10 anni

La provincia è al terzo posto in Piemonte per numero di esercizi spariti: -13,2% rispetto al 2015

I negozi di vicinato stanno scomparendo: nel novarese 887 attività chiuse negli ultimi 10 anni

In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni; nel medesimo periodo, il saldo negativo in Piemonte è pari a 8.979 unità locali in meno. È partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale. 

Novara in linea con i dati regionali

A livello territoriale è Torino ad aver pagato il prezzo più alto (-4.269 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa in tutta la Regione, con Alessandria che si caratterizza per un saldo negativo pari a -1.125 unità locali. La provincia di Novara si attesta al terzo posto per numero di attività scomparse negli ultimi 10 anni: un totale di 887, pari al 13,2%.

A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche il Piemonte si caratterizza per un segno positivo (+14,1%), con vette del +28,9% nella provincia di Verbano Cusio Ossola. A Novara, l’incremento è stato pari al 9,2%. Nel complesso, gli addetti che operano nei negozi di prossimità del Piemonte negli ultimi 10 anni sono aumentati di oltre 23.000 unità e nel 2025 risultano essere più di 187.000.

Dinamiche differenti a seconda del settore di attività

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia. 

Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento

L’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle cause di espulsione dal mercato. Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato a seconda dei territori di riferimento: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in Piemonte si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Biella che fa segnare un eloquente -29,7% contro il -23,2% di Asti, il -22,6% di Novara e il -22,1% di Torino. Solamente la provincia di Verbano Cusio Ossola il valore di acquisto dei negozi si è mantenuto in linea rispetto al 2015.

Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva nel Verbania-Cusio-Ossola (+30,6%), mentre la provincia di Novara si conferma in linea con il 2015, con un aumento dello 0,7%.

“Secondo quanto emerge dal nostro studio, la desertificazione commerciale procede ad un ritmo sostenuto anche in Piemonte e nel Nord Ovest più in generale. Questo fenomeno non deve considerarsi inesorabile, ma rappresentare una vera e propria sfida tanto per i decisori pubblici (a tutti i livelli, non soltanto su scala comunale) che per gli operatori privati. La ricerca di soluzioni, come la costruzione di reti e patti territoriali di reciprocità, possono rappresentare una delle strade da percorrere. L’alternativa sarebbe mettere a repentaglio l’idea stessa di città, nata proprio come crocevia di traffici commerciali”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.

l.b.

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