La Beata e la Chimera è il nuovo evento nel decennale di Sebastiano Vassalli in programma questo mercoledì 6 maggio a Ghemme alle ore 21 nel salone dell’Oratorio con don Damiano Pomi, Roberto Cicala e Lorenzo Crola con un originale taglio dedicato allo scrittore scomparso 10 anni fa a confronto con Silvio Pellico nel narrare le vicende della beata valsesiana.
È una delle ultime iniziative all’interno del decennale dell’autore novarese di fama internazionale, avviato la scorsa estate, che sarà ricordato anche al prossimo Salone del libro di Torino, venerdì 15 maggio alle ore 15,30 in sala Argento del padiglione 2 con intervento dello scrittore Paolo Di Paolo, dell’editore della Bur Rizzoli Simone Re e della presidente della Fondazione Biennale Letteratura Costanza Zavanone a partire dal volume di Roberto Cicala Raccontare l’Italia. I libri di una vita di Sebastiano Vassalli pubblicato dalla casa editrice Il Mulino.
Un approfondimento sull’evento di Ghemme. Vassalli mette a confronto la contadina Panacea (vissuta nel Quattrocento nei pressi di Ghemme e venerata come beata popolare perché morta violentemente e trasformata dalla devozione collettiva in figura sacra) e Antonia, la protagonista del romanzo (giovane donna del Seicento, diversa, libera, marginale, che viene accusata di stregoneria e messo al rogo dall’Inquisizione): si tratta di due destini opposti nella memoria storica, ma per lo scrittore la differenza non è nella colpa, ma nello sguardo del potere e della gente. Antonia avrebbe potuto essere una “beata”. Panacea avrebbe potuto essere una “strega”. In sintesi, Vassalli racconta Panacea per denunciare l’arbitrarietà della memoria storica e della società, mostrare come le comunità trasformino il dolore in mito e contrapporre la santità costruita alla colpa costruita.
Un approfondimento dell’evento al Salone di Torino. «Ho raccontato l’Italia» ha scritto nella pagina finale del suo ultimo romanzo Sebastiano Vassalli, scomparso nel 2015 dopo cinquant’anni di libri da «viaggiatore nel tempo» e di articoli giornalistici da «bastian contrario». Dopo l’infanzia di «figlio della guerra» abbandonato dai genitori, la sua carriera è iniziata con le proteste linguistiche della neoavanguardia nel Gruppo 63 e proseguita dedicandosi al romanzo di taglio storico. Con la sua investigazione letteraria delle radici e dei segni di un passato che illumini l’inquietudine del presente ha cercato di ricostruire il «carattere nazionale degli italiani». È approdato al Seicento con La chimera, successo editoriale del 1990, poi al Settecento napoleonico con Marco e Mattio, quindi all’Ottocento e agli inizi del Novecento con La notte della cometa sul poeta Dino Campana, Il cigno alle origini della mafia e Cuore di pietra dentro l’epopea dell’unità d’Italia, per tornare indietro fino all’età di Virgilio con Un infinito numero, senza tralasciare l’attualità con interventi militanti su quotidiani come “Repubblica” e “Corriere della Sera”. Il volume Raccontare l’Italia di Cicala è una guida alla sua opera, con inediti, antologia della critica e la prima bibliografia completa, emerge l’idea di Vassalli che la letteratura sia «vita che rimane impigliata in una trama di parole».





