Attualità - 31 marzo 2026, 15:00

Romagnano Sesiа, torna alla luce il saccheggio dimenticato del 1849

In biblioteca la conferenza di Paolo Cirri ricostruisce la “microstoria” del borgo: devastato non dagli austriaci, ma dall’esercito sabaudo in fuga

Romagnano Sesiа, torna alla luce il saccheggio dimenticato del 1849

Una pagina drammatica della storia locale, rimasta troppo a lungo nell’ombra, è tornata alla luce nei giorni scorsi in una biblioteca comunale gremita. L’occasione è stata la conferenza del dottor Paolo Cirri, presidente dell’Associazione Amici del Parco della Battaglia di Novara, introdotto dal consigliere alla Cultura Paolo Feccia, alla presenza del sindaco e di numerosi studiosi del territorio.

Al centro dell’incontro, il saccheggio di Romagnano del 24 marzo 1849, un episodio tanto paradossale quanto feroce. Se la storia ufficiale ricorda la Battaglia di Novara del 23 marzo come lo scontro decisivo tra l’Impero Austriaco e il Regno di Sardegna, la vicenda romagnanese restituisce una verità più amara: il borgo subì devastazioni, in proporzione, persino superiori a quelle della stessa Novara. I danni stimati, attualizzati, oscillano tra i 3 e i 4 milioni di euro.

A rendere ancora più doloroso l’episodio è l’identità degli assalitori: non i soldati austriaci, ma le truppe dell’esercito sabaudo.

Il contesto è quello di un esercito in rotta dopo la sconfitta contro Radetzky. Già dalla sera del 23 marzo, migliaia di soldati sbandati si erano diretti verso Fara, con l’obiettivo di attraversare il Sesia e raggiungere il Vercellese, evitando il contatto con le truppe imperiali. Romagnano rappresentava un passaggio strategico e sicuro.

Nel giro di poche ore, una comunità di circa 2.500 abitanti si trovò travolta da una massa di 30-35 mila uomini. Soldati provati dalla campagna del 1848, spesso privi di motivazioni e sempre più distanti dagli ideali per cui combattevano. “Per chi stiamo combattendo?” era la domanda che serpeggiava tra le file.

Nonostante l’accoglienza collaborativa della popolazione, la situazione degenerò rapidamente. I militari, armi in pugno, si abbandonarono a saccheggi e violenze: botteghe e abitazioni vennero devastate, furono rubati persino oggetti sacri e si arrivò a uccidere animali nei cortili per fame o vandalismo, in un clima di totale caos.

L’assalto proseguì fino al tardo pomeriggio, quando l’arrivo dei Dragoni Lombardi riuscì a ristabilire l’ordine. La gravità dei fatti impose misure drastiche: quattro soldati piemontesi, colti in flagrante mentre depredavano i propri concittadini, furono fucilati sul posto.

a.f.

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