Il mondo dello sport paralimpico e del volontariato novarese piange la scomparsa di Giuliano Koten, figura simbolo della città e protagonista di una lunga vita dedicata allo sport, alla solidarietà e all’inclusione.
Nato a Fiume nel 1941, Koten arrivò a Novara da bambino insieme alla famiglia, tra i tanti esuli istriani e dalmati costretti a lasciare la propria terra nel dopoguerra. Per diversi anni visse nel Centro raccolta profughi allestito nell’ex caserma Perrone, prima di trasferirsi nel Villaggio Dalmazia, costruito per accogliere le famiglie provenienti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
La sua vita cambiò radicalmente nel 1965, quando un grave infortunio sul lavoro lo costrinse sulla sedia a rotelle. Da quel momento però iniziò una nuova fase della sua esistenza, segnata da una straordinaria determinazione. Durante la riabilitazione al Centro Inail di Ostia scoprì lo sport paralimpico e iniziò un percorso che lo avrebbe portato a competere ai massimi livelli internazionali.
Nel corso della sua carriera partecipò a numerose Paralimpiadi, gareggiando in diverse discipline tra cui scherma, tiro con l’arco e bocce su prato. Fu presente alle edizioni di Tel Aviv 1968, Heidelberg 1972, Toronto 1976, Arnhem 1980, Stoke Mandeville 1984 e Seul 1988, conquistando diverse medaglie, tra cui un oro nel fioretto a squadre nel 1972, oltre a numerosi argenti e bronzi.
Accanto alla carriera sportiva, Koten si distinse anche per il suo impegno nel mondo associativo. Per anni è stato presidente dell' Associazione Sportiva Handicappati di Novara, contribuendo a promuovere lo sport come strumento di integrazione e crescita personale. Successivamente ha guidato anche l’associazione Il Timone, impegnata in attività sociali, formative e sportive rivolte alle persone in difficoltà.
Il suo impegno gli è valso numerosi riconoscimenti, tra cui il Sigillum Communitatis Novariae, che nel 1988 lo consacrò Novarese dell’Anno. Nel corso della sua vita ha ricevuto anche importanti onorificenze e premi da parte del Coni e del movimento sportivo internazionale.
La sua storia, segnata da prove difficili ma anche da grandi successi, è stata raccontata dal giornalista Renato Ambielnel libro “Giuliano Koten che visse tre volte”, un racconto che ripercorre le tre fasi fondamentali della sua vita: quella dell’esilio, quella della giovinezza a Novara e quella successiva all’incidente, trasformata in una lunga stagione di impegno civile e sportivo.
Solo di recente Koten era tornato protagonista in occasione delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, partecipando come tedoforo in piazza Castello a Torino, a vent’anni di distanza dall’accensione del braciere alle Paralimpiadi di Torino 2006.
Con la sua scomparsa Novara perde un atleta, un dirigente e soprattutto un esempio di forza e resilienza, capace di trasformare le difficoltà in opportunità e di dedicare la propria vita agli altri.





