Novara - 20 febbraio 2026, 19:00

Casa Bossi, il tempo sospeso del restauro

Fondo da 32 milioni già attivo, progetto definito e contributi pronti: ma senza il via libera della Soprintendenza il palazzo antonelliano resta fermo e si espone al degrado

Casa Bossi, il tempo sospeso del restauro

Il futuro di Casa Bossi si gioca tutto su un tavolo istituzionale. Da una parte il fondo immobiliare costituito per rilanciare il patrimonio cittadino, dall’altra la Soprintendenza, chiamata a esprimere i pareri decisivi su un bene vincolato. Nel mezzo, il grande palazzo ottocentesco progettato da Alessandro Antonelli: chiuso, fragile, in attesa.

Era il 5 novembre 2021 quando il Comune di Novara siglava l’ingresso nel fondo “Valorizzazione e Innovazione Piemonte” insieme a Ream Sgr e alle fondazioni bancarie Crt, Cariplo e Compagnia di San Paolo. Un’operazione complessiva da 32 milioni di euro, con 4,3 milioni conferiti dall’ente pubblico attraverso Casa Bossi e l’area dell’ex Macello. A distanza di quasi cinque anni, però, il cronoprogramma ha subito continui rallentamenti.

Se per l’ex Macello il cantiere sembra ormai imminente – manca solo l’ultimo via libera sul fronte antincendio – su Casa Bossi il nodo resta quello delle autorizzazioni della Soprintendenza. Il progetto, che prevede residenze temporanee ai piani superiori, uffici al piano nobile, spazi culturali e un’area ristorativa al piano terra, è fortemente condizionato dai vincoli di tutela e da un restauro di tipo conservativo.

Il sindaco Alessandro Canelli, intervenendo in commissione consiliare, ha spiegato che il dialogo con l’organo di tutela è stato complesso, anche a causa dell’avvicendamento di tre soprintendenti, ciascuno con un approccio differente. L’obiettivo immediato è ottenere almeno l’autorizzazione per la messa in sicurezza dell’edificio, oggi in condizioni conservative non ottimali. Un passaggio cruciale, anche perché l’immobile è parte integrante del fondo e deve produrre valore.

Sul fronte economico, per le opere di restauro è previsto un possibile contributo ministeriale fino al 40%. Tuttavia, senza il via libera definitivo, tutto resta sulla carta. E intanto i mesi passano: si era parlato di cantieri già nel 2022, poi entro il 2024, quindi nel 2025. Oggi le date non sono più indicate.

La sensazione è quella di un progetto che procede a due velocità. Da un lato le esigenze di tutela, legittime e necessarie; dall’altro l’urgenza di intervenire su un edificio che rischia di deteriorarsi ulteriormente. Quando i tempi si allungano e le interlocuzioni si complicano, la tutela può trasformarsi in stallo.

La questione, a questo punto, non è solo tecnica ma istituzionale. Se l’avvio dei lavori dipende dai pareri della Soprintendenza, spetta anche ai soggetti promotori – pubblici e privati – sollecitare un confronto stabile e tempi certi. Senza forzature, ma con determinazione.

Dopo decenni di dibattiti sul destino di Casa Bossi, il rischio è di ritrovarsi a intervenire su un edificio ancora più compromesso. E di trasformare un progetto di rinascita nell’ennesima occasione mancata.

Redazione

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