Scuola - 04 febbraio 2026, 16:39

In Piemonte oltre uno studente su quattro rinuncia all’ora di religione cattolica

Cresce anche nel 2024/25 la scelta di non avvalersi dell’Irc: la regione al 27%, sopra la media nazionale. L’Uaar: “Servono alternative reali e una riforma seria”

In Piemonte oltre uno studente su quattro rinuncia all’ora di religione cattolica

Nel panorama scolastico piemontese continua a crescere, anno dopo anno, il numero di studenti che scelgono di non frequentare l’insegnamento della religione cattolica (Irc). Nell’anno scolastico 2024/2025 la quota ha raggiunto il 27,02%, confermando il Piemonte tra le sette regioni italiane in cui più di uno studente su quattro rinuncia all’ora di religione. Un dato in aumento rispetto all’anno precedente e superiore alla media nazionale, che si attesta al 17,7%.

Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito, richiesti per il quarto anno consecutivo dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), nell’ultimo anno scolastico le scelte di non avvalersi dell’Irc sono cresciute dell’1% a livello nazionale, con 42mila studenti in più rispetto al 2023/24. Un incremento ancora più significativo se si considera che, nello stesso periodo, la popolazione scolastica complessiva è diminuita di circa 120mila unità.

Il Piemonte si colloca in un gruppo di regioni caratterizzate da una forte e costante crescita delle rinunce all’Irc, insieme a Valle d’Aosta (34,46%), Emilia-Romagna (30,65%), Toscana (30,60%), Liguria (30,10%), Lombardia (27,22%) e Friuli Venezia Giulia (26,74%). Un’Italia “a due velocità”, come sottolinea l’Uaar, dove in alcune aree il distacco dall’ora di religione procede più rapidamente che altrove.

«Sempre più famiglie e studenti – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Uaar – esercitano il diritto di non frequentare l’ora di religione cattolica, nonostante questo diritto venga spesso ostacolato dalla mancanza di valide alternative e da pressioni interne al sistema scolastico. Parlare di libera scelta è fuorviante: se l’Irc fosse collocata in orario extrascolastico, come tutte le attività davvero facoltative, i numeri sarebbero probabilmente ancora diversi».

Anche a livello territoriale piemontese l’aumento è generalizzato, con diverse province che registrano incrementi significativi rispetto all’anno precedente. In molte scuole, soprattutto superiori, la percentuale di studenti che non si avvale dell’Irc supera ormai il 30%, arrivando in alcuni casi oltre il 40 o il 50%. A incidere, oltre al contesto sociale e culturale, è anche l’atteggiamento degli istituti scolastici: non sono rari, secondo l’Uaar, i casi di moduli di iscrizione incompleti o di mancata attivazione dell’ora alternativa, che invece la normativa prevede come obbligatoria su richiesta.

comunicato stampa a.f.

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