Nel 2025 Novara si conferma tra le città italiane con il costo della Tari più basso, con una spesa media annua di 204 euro a nucleo familiare, nettamente inferiore alla media nazionale di 350 euro.
È quanto emerge dallo studio condotto dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che analizza l’andamento del carico fiscale legato alla tassa sui rifiuti dal 2020 ad oggi.
Il dato novarese colloca la città tra le più virtuose d’Italia, affiancata da realtà come Belluno (204 euro), Fermo (205 euro), Brescia (208 euro) e Vercelli (220 euro). Ancora più basso è il costo registrato a La Spezia, che con 180 euro annui rappresenta il valore minimo a livello nazionale.Il confronto con altre città evidenzia forti squilibri territoriali. Nelle grandi aree urbane si passa dai 294 euro di Milano ai 334 euro diRoma, fino ai 499 euro di Napoli.
Ma i casi più eclatanti si registrano fuori dalle metropoli: Pisa guida la classifica dei costi più alti con650 euro annui, seguita da Brindisi (529), Pistoia (524), Trapani (521) e Genova (518). Secondo la Uil, queste differenze non sono casuali ma il risultato di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale.
"La Tari – sottolinea Biondo – da strumento per coprire i costi del servizio si è trasformata in un prelievo sempre più pesante, spesso scollegato dalla qualità reale dei servizi offerti". In molte aree del Paese, in particolare dove mancano impianti di trattamento e riciclo, i Comuni sono costretti a trasferire i rifiuti fuori territorio, con un inevitabile aumento dei costi per cittadini e imprese. In questo scenario, il Pnrr avrebbe potuto rappresentare una svolta, ma secondo il sindacato l’attuazione delle misure procede a velocità diverse e in alcuni casi con forti ritardi. Anche strumenti come la tariffazione puntuale (Tarip), se non accompagnati da investimenti strutturali, rischiano di tradursi in un ulteriore aggravio per i contribuenti.
Il dato di Novara, in questo contesto, rappresenta un’eccezione positiva che dimostra come una gestione più efficiente possa incidere concretamente sulle bollette. Ma per la Uil serve una strategia nazionale di lungo periodo: più impianti, una governance trasparente e un monitoraggio costante degli investimenti, affinché la gestione dei rifiuti non continui a pesare soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione.





