Sanità - 16 gennaio 2026, 09:00

Riforma della sanità, l’allarme di Uncem: “Chiarire il futuro degli ospedali nelle aree montane”

Bussone chiede confronto con Regioni ed enti locali: “No a nuovi tagli, servono certezze su terzo livello ed ospedali elettivi”

Riforma della sanità, l’allarme di Uncem: “Chiarire il futuro degli ospedali nelle aree montane”

La riforma del Servizio sanitario nazionale rischia di avere un impatto pesante sui territori montani se non sarà accompagnata da un confronto chiaro e approfondito. A lanciare l’allarme è Uncem, che sta analizzando il disegno di legge delega approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri e chiede chiarimenti urgenti sul futuro delle strutture ospedaliere nelle aree alpine e appenniniche.

Il provvedimento punta a riscrivere l’architettura dell’assistenza territoriale e ospedaliera, rivedendo il dimensionamento delle strutture complesse e introducendo nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche. Tra le novità più rilevanti c’è l’istituzione di due nuovi livelli di ospedali, oltre a quelli di primo e secondo livello: gli ospedali elettivi, privi di pronto soccorso e inseriti in rete con l’emergenza-urgenza, e gli ospedali di terzo livello.

Proprio su questi punti Uncem chiede massima chiarezza. «Al Ministro della Salute diciamo di analizzare bene cosa abbiamo oggi sui territori e cosa si intende fare delle strutture ospedaliere delle zone montane – sottolinea il presidente Marco Bussone –. Penso al Molise, con Isernia e Agnone, dove proseguono le mobilitazioni di sindaci e cittadini per salvare e potenziare gli ospedali. Cosa diventeranno? E nelle zone alpine, nei fondovalle, dove molte strutture sono state depotenziate negli ultimi dieci anni, quale sarà il loro destino?».

Secondo Uncem, una riforma di questa portata non può essere calata dall’alto senza un percorso di concertazione con Regioni ed enti locali. «Serve un quadro omogeneo – prosegue Bussone – che vogliamo analizzare da subito con le Regioni. Non possiamo trovarci con una riforma così impattante sui cittadini senza un confronto serio con i territori».

La richiesta è netta: niente nuovi tagli, niente chiusure mascherate, niente ulteriori riduzioni di servizi. «Non si abbattano ospedali, non si tolgano pronto soccorso e reparti, non si riducano ulteriormente i servizi – ribadisce il presidente Uncem –. Si scelga invece di potenziare un sistema territoriale che ha negli ospedali un punto fermo, insieme ai medici di medicina generale, al soccorso in emergenza, alle farmacie dei servizi, alle case della salute e alle strutture per la lungodegenza e la cronicità».

Per Uncem la sanità di montagna non può essere considerata una variabile residuale. «Non possiamo certo subire nuovi tagli di servizi e sicurezza di cure per chi vive e lavora nei territori montani alpini e appenninici – conclude Bussone –. Difendere le comunità locali significa garantire il diritto alla salute anche nelle aree più fragili e periferiche del Paese».

comunicato stampa a.f.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU