Economia - 31 maggio 2020, 19:00

Allarme matrimoni in Piemonte: "Il Bonus della Regione ha dimenticato un'intera filiera"

L'appello di Cna Federmoda: coinvolte 2000 aziende per 15mila addetti tra orafi, sartorie, wedding planner, ristoranti, fotografi e così via. Anche Ascom rilancia i timori del settore orafo

Allarme matrimoni in Piemonte: "Il Bonus della Regione ha dimenticato un'intera filiera"

Il Bonus Piemonte dimentica completamente la filiera del matrimonio che in Piemonte rappresenta 2000 aziende e 15 mila addetti. E' l'allarme che arriva da Cna, che ricorda come "ogni anno in Piemonte si celebrano 12.800 matrimoni, con un giro d'affari di oltre 500 milioni di euro. A causa del Coronavirus il 90% dei matrimoni è stato posticipato di un anno per l'impossibilità di organizzare i riti civili e religiosi e i festeggiamenti e questo significa che per questo comparto si potrà parlare di ripresa solo a partire dalla primavera-estate 2021. Una situazione terribile e ampiamente sottovalutata dalle Istituzioni che al di là dell'impatto economico ha anche un importante risvolto sociale".

"Il Covid-19 ha letteralmente congelato tutta la filiera del matrimonio - dicono dagli uffici di Cna Federmoda, per voce del responsabile torinese e piemontese Vitaliano Alessio Stefanoni e della presidente Rossella Calabrò -. La lenta riapertura delle attività produttive nulla aggiungerà alla grave crisi in cui è precipitata l'intera filiera produttiva legata alle cerimonie: matrimoni, battesimi, cresime, ricorrenze. Il divieto di organizzare manifestazioni protratto ad oltranza ha inceppato tutto il settore che rappresenta le eccellenze del made in Italy: dal fashion, al food".

Qualche esempio? "Gli orafi che realizzano le fedi nuziali e i regali per i testimoni, le sartorie che preparano gli abiti da sposa su misura e gli abiti per le cerimonie tout court, gli artigiani che realizzano a mano le bomboniere, i wedding planner che organizzano gli eventi, i ristoranti attrezzati per accogliere gli ospiti dei festeggiati, le agenzie viaggio che organizzano i viaggi di nozze, i fotografi matrimonialisti che realizzano i servizi fotografici e i filmati delle cerimonie". 

CNA Federmoda si è anche confrontata con l'organizzazione delle principali fiere ed eventi dedicate al matrimonio e alla cerimonia in generale: Idea Sposa, Nozze da Sogno, Guida Sposi, Sposi In. Le aziende espositrici hanno versato anticipi importanti per fiere che non potranno svolgersi con un ulteriore danno sia per l'organizzazione che per le aziende del settore che si vedono sottratta ulteriore liquidità. Senza contare tutte le lavorazioni in corso rimaste ora congelate di abiti da cerimonia per lui e per lei, le fedi nuziali, i regali per i testimoni, le bomboniere e così via.

"Per queste imprese il Covid-19 rappresenta una debacle dalla quale sarà difficile rialzarsi. Il rischio concreto è che l'intero fatturato di un anno vada azzerato con riferimento alle cerimonie perchè fino alla primavera del 2021 è difficile immaginare la possibilità di pianificare le cerimonie, senza contare sull'effetto psicologico sui consumatori che provocherà una ulteriore contrazione del mercato nel 2021. Servono pertanto per queste imprese degli aiuti specifici sia a livello regionale che a livello nazionale". 

Le imprese di tessile, abbigliamento, maglieria, pellicceria e calzature della provincia di Torino erano 1136 nel primo semestre 2019. In calo rispetto al primo semestre 2018 soprattutto a causa del settore abbigliamento (-10 unità). Tra queste, le sartorie sono ben 624. La maggioranza delle imprese è situata a Torino città: 743 attività, di cui 445 sartorie. Nonostante la leggera diminuzione il settore è cresciuto di poco ma costantemente negli anni: nel 2015 le attività erano 1078. Nel 2018 l’export del comparto è stato di oltre 190 milioni di euro. Certo si tratta di una nicchia rispetto alle 10 mila imprese della moda milanese, ma una nicchia che merita di essere coltivata e accompagnata sui mercati esteri. Nei primi sei mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018 l’export di tessile, abbigliamento, maglieria, pellicceria della provincia di Torino è cresciuto, raggiungendo il valore di oltre 73 milioni di euro. La destinazione principale dei prodotti è l’Europa con 43 milioni e 829 mila euro. A questi valori si devono aggiungere quelli dell’export delle calzature pari a oltre 27 milioni di euro nel primo semestre 2019, quasi 7 milioni in più rispetto allo scorso anno quando si erano attestati a oltre 20 milioni. Anche in questo caso la destinazione principale dei prodotti è l’Europa con oltre 17 milioni di euro. I principali paesi destinatari sono la Francia e la Germania a cui si aggiunge la Spagna per abbigliamento, maglieria, pellicceria e calzature.

La provincia di Torino con 221 imprese del settore gioielli-bigiotteria al 30 giugno 2019 (222 lo scorso anno) è la seconda per numerosità in Piemonte, dopo Alessandria ed il distretto di Valenza ovviamente. Le esportazioni si attestano a poco più di 62 milioni di euro, con un aumento rispettivamente di oltre 4 milioni di euro rispetto al primo semestre 2018. Con riferimento al 2018 l’export torinese si è attestato a 63,6 milioni di euro. Anche il settore gioielli-bigiotteria torinese ha una forte componente artigiana: l’export è in recupero rispetto al 2018 quando si erano verificato un pericoloso calo delle esportazioni verso due dei principali paesi destinatari: Francia e Spagna. I fotografi, altra categoria artigiana eccellente, in Piemonte sono quasi 500 di cui 189 in provincia di Torino. La metà vive prevalentemente di servizi fotografici legati alle cerimonie.

Sempre sugli orafi, anche Ascom Confcommercio lancia il suo allarme, attraverso la voce della Associazione Orafa Torinese: "Siamo una delle poche categorie escluse dal Bonus Piemonte. Con oltre 400 aziende e 1000 addetti, parliamo di decine di piccole aziende che, è vero, propongono beni certo non essenziali in questo momento, ma che rischiano di non poter più riaprire le proprie saracinesche con conseguenti pesanti ricadute anche per i loro collaboratori/dipendenti".

"Questo non solo per il drastico calo di vendite, ad oggi completamente azzerato - proseguono -, ma per l’impossibilità di riuscire far fronte agli impegni economici assunti con i propri fornitori, stante anche il considerevole aumento del metallo giallo registrato in queste ultime settimane che ha superata la soglia dei 50 euro al grammo per il fino. Una situazione che ogni giorno diviene sempre più difficile da sostenere. La categoria tutta ha necessità di ripartire immediatamente, forte anche del sostegno delle Istituzioni per predisporre l’accoglienza della propria clientela in conformità ai protocolli in materia di tutela dei luoghi di lavoro e per salvaguardare attività costruite con immensi sacrifici". 

“Sono preoccupata in quanto molti colleghi sul territorio potrebbero non riaprire confida Enrica Vinesia, presidente dell’Associazione Orafi Torinese -. Sono piccoli imprenditori, attività a carattere familiare e veniamo già da anni di netto calo dei consumi, cambiamenti dei comportamenti di acquisto dei consumatori e concorrenza sleale da parte dei colossi dell’online. La pandemia, se non aiutati come tutte le altre categorie del commercio, potrebbe rivelarsi un ulteriore mazzata per il nostro settore con conseguente perdita di posti di lavoro e dispersione di specializzazione, competenza ed eccellenza artigiana”. 

E sempre sul tema del bonus Piemonte da allargare è intervenuto anche Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino: "Solo una percentuale minima dei nostri associati ha fatto richiesta di accesso al cosiddetto bonus Piemonte. Non solo per la difficoltà e lentezza burocratica per lo svolgimento della pratica, ma perché moltissimi codici Ateco, che riguardano l’artigianato, sono rimasti esclusi dalla legge regionale del 15 maggio. Molte attività che risultano economicamente danneggiate dall’emergenza sanitaria non sono state inserite nel Bonus Piemonte. Mi riferisco, ad esempio, al settore fotografia, che ha visto un crollo del 100% del fatturato a causa della mancanza di commesse dovute all’annullamento delle cerimonie ed eventi. Molte di queste piccole imprese, sebbene siano rimaste aperte, è come se fossero state chiuse, ma proprio in quanto “aperte”, non sono state ricomprese né nelle misure di sostegno previste dal Governo per le attività sospese, né in quelle del bonus Piemonte. Con l’inaugurazione della fase due, molte categorie artigiane sono, di fatto, ferme. Mi riferisco, ad esempio, anche alla moda, alle sartorie, ai calzolai, vetrai ecc. La nostra associazione chiede, quindi, di ampliare le categorie artigiane che dovrebbero beneficiare di misure straordinarie per poter davvero ripartire e per considerare la fase due come un nuovo inizio e non come una falsa partenza".

Dal corrispondente a Torino

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