“Il governo ci ascolti, potrebbe saltare l’erogazione di servizi essenziali. Non vorremmo ritrovarci a gestire “pericolosi assembramenti” di rifiuti lungo le strade delle nostre città”. Lo scrivono al Presidente del Consiglio Conte i sindaci italiani.
“Caro presidente, purtroppo, il decreto 'Rilancio' non sembra cogliere in pieno la complessità delle problematiche che investono i Comuni. La continuità dei servizi sul territorio può essere garantita solo con impegni concreti, senza i quali non solo potrebbero incrinarsi il dialogo e la collaborazione tra le Istituzioni, ma verrebbe a crearsi un grave pregiudizio per i sindaci nell’esercizio delle loro funzioni sui territori e nei confronti delle proprie comunità” proseguono il presidente dell’Anci Antonio Decaro, Alessandro Canelli sindaco di Novara e delegato alla finanza locale, i sindaci delle città metropolitane e tutti i presidenti delle Anci regionali.
È lanciano un appello: “Prima del varo del dl Rilancio, che non contiene quello che serve ai Comuni e cioè ai cittadini, lei deve ascoltarci”. Le perdite delle entrate nelle casse dei Comuni sono per i sindaci ben più consistenti dei 3 miliardi di euro previsti nel dl.
“Anche per la gestione dei rifiuti -precisano-, le cifre sono tutt’altro che certe e le competenze appaiono confuse con l’entrata in campo dell’Arera che sarebbe stato meglio ripensare alla luce dell’impatto effettivo dell’emergenza”.
“Non vorremmo -concludono- alzare i toni dell’interlocuzione con il Governo, per evitare polemiche e strumentalizzazioni. Siamo certi che comprenderai che non possiamo lasciare nulla di intentato di fronte a possibili sottovalutazioni nella considerazione delle richieste dei Comuni italiani, economiche e non, perché la continuità dei servizi sul territorio può essere garantita solo con impegni concreti senza i quali non solo potrebbero incrinarsi il dialogo e la collaborazione tra le istituzioni ma verrebbe a crearsi un grave pregiudizio per i Sindaci nell’esercizio delle loro funzioni sui territori e nei confronti delle proprie comunità”.





