Cronaca - 29 ottobre 2026, 10:50

Franco Carrera, dal Novara di Parola alla cucina: il ricordo di un capitano simbolo degli azzurri

Protagonista della promozione in Serie B del 1970, ha lasciato un segno nella storia del club e nella vita di tanti tifosi. Dopo il calcio aveva aperto un ristorante ad Arona

Ci sono calciatori che restano nella memoria dei tifosi anche molti anni dopo aver lasciato il campo. Franco Carrera era uno di questi. Capitano del Novara negli anni Settanta, protagonista della promozione in Serie B e punto di riferimento di una squadra entrata nella storia azzurra, ha rappresentato per un'intera generazione molto più di un semplice giocatore.

La sua scomparsa, avvenuta martedì 27 ottobre, ha riportato alla memoria una stagione del calcio novarese fatta di grandi protagonisti, stadi affollati e un legame profondo tra squadra e città.

Nato a Torino nel 1943, Carrera era cresciuto calcisticamente nella Juventus, negli anni di campioni come Omar Sivori e John Charles. Dopo aver esordito in Serie A e aver indossato le maglie di diverse società italiane, nel 1969 arrivò a Novara, voluto da Carlo Parola, allenatore che conosceva bene le sue qualità.

Fu l'inizio di un rapporto destinato a lasciare il segno. Nella stagione 1969-1970 il Novara conquistò la promozione dalla Serie C alla Serie B, aprendo un ciclo che avrebbe visto gli azzurri protagonisti per diversi anni nel campionato cadetto.

Carrera divenne il capitano e uno dei punti di riferimento di quella formazione, nella quale militavano anche giocatori come Paolo Pulici, Giuseppe Udovicich e altri protagonisti ricordati ancora oggi dai sostenitori novaresi. In sei stagioni con la maglia azzurra collezionò, secondo la ricostruzione della Rai, 211 presenze e 22 reti.

Ma a renderlo speciale agli occhi dei tifosi non erano soltanto i numeri. Centrocampista di qualità, dotato di tecnica e personalità, Carrera aveva la capacità di tenere unito lo spogliatoio e di assumersi le responsabilità nei momenti più delicati. Un capitano nel senso più autentico del termine, capace di conquistare la fiducia dei compagni e l'affetto del pubblico.

Il suo nome è entrato anche nella storia custodita alla Casa del Novara, il museo allestito allo stadio Silvio Piola, dove figura tra i protagonisti ricordati dal club.

Terminata la carriera calcistica, Carrera aveva scelto di dedicarsi a un'altra grande passione: la cucina. Dal 1978 si era stabilito ad Arona, dove insieme alla moglie Loretta, conosciuta come Lolly, aveva gestito il ristorante La Vecchia Arona.

Dal centrocampo ai fornelli, una seconda carriera nella quale aveva saputo mettere la stessa passione che lo aveva accompagnato sui campi da calcio. Lui in cucina, la moglie ad accogliere gli ospiti: il locale era diventato un punto di riferimento per chi apprezzava la sua cucina e l'atmosfera familiare.

Negli ultimi anni Carrera viveva a Belgirate, sul Lago Maggiore. La scorsa primavera aveva ancora partecipato a un ritrovo degli ex giocatori azzurri degli anni Settanta, occasione per ritrovare compagni e amici con i quali aveva condiviso alcune delle pagine più significative della storia del Novara.

A distanza di oltre cinquant'anni da quella promozione in Serie B, il suo nome continua a evocare un calcio diverso, nel quale il rapporto tra i giocatori e i tifosi poteva trasformarsi in un legame destinato a durare per tutta la vita.

È questo, forse, il ricordo più importante lasciato da Franco Carrera: quello di un capitano che ha continuato a essere tale anche molto tempo dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

a.f.