Uno sguardo che interroga lo spazio per anticipare il futuro, intrecciando la sensibilità dell'obiettivo fotografico alla visione progettuale del costruito. Si è aperto con una numerosa e partecipe presenza di pubblico il progetto Vedere , rassegna promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori delle province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, con il coordinamento della Commissione Cultura di Novara. Il primo incontro del percorso, svoltosi nella sede dell'Ordine, ha visto l'allestimento degli scatti realizzati dagli iscritti per la open call gratuita “Scatta il tuo luogo con un potenziale!” e la toccante testimonianza del fotografo e reporter novarese di fama internazionale Maurizio Faraboni.
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell'Ordine, Matteo Gambaro, ricordando come la call lanciata a luglio abbia permesso di mappare luoghi e architetture delle province di Novara e del VCO che, pur non essendo vissuti o valorizzati come meriterebbero, custodiscono un forte potenziale rigenerativo per future trasformazioni. Concetto ribadito da Romina Emili, referente della Commissione Cultura, la quale ha evidenziato come progettare significhi lanciarsi in avanti visitando il presente per prefigurarne l'evoluzione, sottolineando la capacità di Faraboni di collocare i soggetti umani in un contesto architettonico e paesaggistico preciso, rendendoli protagonisti assoluti della narrazione visiva.
Nel corso del suo intervento, Faraboni ha ripercorso le tappe della propria carriera, dalla folgorazione per la fotografia grazie a Monty Shadow fino alla scelta etica e radicale di abbandonare i successi della moda patinata per dedicarsi al reportage sociale e umanitario nelle aree più fragili del pianeta. Tra le immagini proiettate, l'autore ha illustrato il monumentale lavoro ventennale sulla lebbra sviluppato in Africa — nato dall'incontro in Benin con medici novaresi e proseguito nel lebbrosario senegalese di Sowane grazie a Celestina Fortina —, i servizi sui ragazzi delle fogne di Bucarest accanto all'associazione circense Parada fondata da Miloud Oukili, e le inchieste ambientali sui tagliatori di canna da zucchero a Santo Domingo. Spazio anche alle crude sequenze sulla piaga del Fentanyl a Filadelfia, al vudù haitiano, ai viaggi lungo la rotta balcanica e all'indagine sul ghetto di Rignano Garganico, fino alle missioni nei teatri bellici dall'ex Jugoslavia al Medio Oriente e all'Ucraina, dove il fotoreporter è rientrato lo scorso luglio documentando le ferite inferte al patrimonio edilizio di Kiev. Come ha rimarcato Faraboni, l'architettura — violentata dai conflitti o celebrativa — resta un elemento essenziale per decifrare l'ambiente, ma acquista pieno significato solo ponendo al centro la figura umana con le sue contraddizioni.
Il ciclo proseguirà nelle prossime settimane mantenendo il medesimo approccio interattivo e di confronto aperto con la platea: giovedì 24 settembre la sede dell'Ordine accoglierà il fotografo Marco Introini, mentre giovedì 1° ottobre sarà la volta dell'ospite Giovanni Hänninen.