Cronaca - 21 settembre 2026, 09:11

Aggressione nel carcere di Novara, tre agenti feriti: un sovrintendente ricoverato con trauma cranico

Secondo l’Osapp, responsabile sarebbe un detenuto di 35 anni già coinvolto in un precedente episodio ad agosto. Il sindacato denuncia la carenza di personale e chiede maggiori misure di tutela

Nuova aggressione ai danni della polizia penitenziaria all’interno della casa circondariale di Novara. L’episodio è avvenuto nella mattinata di sabato 19 settembre e avrebbe coinvolto un detenuto italiano di 35 anni e tre agenti. A rendere noto quanto accaduto è l’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria.

Secondo quanto riferito dal sindacato, il detenuto, già noto all’amministrazione penitenziaria e sottoposto a sorveglianza particolare, avrebbe aggredito un sovrintendente mentre stava uscendo dalla camera di pernottamento per recarsi al passeggio.

L’agente sarebbe stato colpito con diversi pugni alla testa, riportando un trauma cranico per il quale si è reso necessario il ricovero in ospedale. Altri due agenti, intervenuti nel tentativo di fermare l’aggressione, avrebbero riportato lesioni in diverse parti del corpo.

Secondo l’Osapp, lo stesso detenuto era già stato protagonista di un’altra aggressione lo scorso 27 agosto, quando avrebbe utilizzato un oggetto contundente contro alcuni poliziotti, provocando ferite e contusioni. Uno degli operatori coinvolti risulterebbe tuttora assente dal servizio per le conseguenze riportate in quell’episodio.

Sulla vicenda interviene Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp.

“A questo punto non è più possibile limitarsi alla conta dei feriti. Come è possibile che un soggetto già protagonista di episodi violenti e sottoposto a sorveglianza particolare continui a rappresentare un rischio concreto per gli operatori chiamati quotidianamente a garantire la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari? Da anni denunciamo una gestione che, invece di affrontare alla radice il problema dei detenuti più violenti e pericolosi, rischia di trasformarsi in un continuo spostamento degli stessi da un istituto all’altro. Le cosiddette ‘gite penitenziarie’ non possono essere la risposta alla violenza”, dichiara Beneduci.

Il sindacato allarga poi l’attenzione alla situazione degli istituti penitenziari piemontesi e italiani, denunciando in particolare le difficoltà legate alla carenza di personale.

“Da Novara, Torino, Cuneo e Ivrea fino a Siracusa, passando per gli istituti penitenziari di tutta Italia, arrivano quotidianamente segnali di una situazione fuori controllo e che gli operatori percepiscono come sempre più difficile da governare. Siamo allo sfascio. La carenza dell’organico è drammatica. La polizia penitenziaria non può essere considerata il parafulmine di un sistema nel quale, quando qualcosa va storto, a pagare sono quasi sempre gli uomini e le donne che lavorano in prima linea”, aggiunge il segretario generale.

L’Osapp chiede quindi interventi per la gestione dei detenuti ritenuti ad alta pericolosità e maggiori strumenti per prevenire episodi di violenza.

“L’amministrazione penitenziaria non può continuare a rimanere silente, inerte e immobile davanti a una sequenza di aggressioni che mette quotidianamente a rischio l’incolumità del personale. Chiediamo risposte concrete e immediate: una gestione effettiva dei detenuti ad alta pericolosità, misure adeguate per prevenire le aggressioni, responsabilità organizzative chiare e, soprattutto, la tutela reale del personale di polizia penitenziaria. Non possiamo aspettare che ci scappi il morto per accorgerci che il sistema non regge più”, conclude Beneduci.

Redazione