Parte da Novara la prima sperimentazione industriale in Italia della tecnologia SAFF®40 per il trattamento dei Pfas nelle acque reflue. Il progetto è stato presentato oggi, martedì 8 settembre, al depuratore cittadino da Acqua Novara.VCO, che ha illustrato la propria strategia di prevenzione e contrasto alle cosiddette "sostanze chimiche eterne".
Al centro del piano c'è innanzitutto la prevenzione. I Pfas sono una vasta famiglia di sostanze chimiche di sintesi caratterizzate da un'estrema persistenza nell'ambiente e da una particolare difficoltà di degradazione. L'obiettivo dell'azienda è quindi intervenire il più possibile a monte, prima che raggiungano le reti fognarie e gli impianti di depurazione, che nella loro configurazione convenzionale non sono progettati per eliminarli.
Il lavoro sul territorio è iniziato nel 2023. Complessivamente, tra il 2023 e il 2025, sono stati effettuati 4.162 controlli, ai quali si aggiungono i 990 già eseguiti nel 2026 fino al 25 agosto. Nel solo 2025 sono stati analizzati 497 campioni di acque destinate al consumo umano, 509 campioni di reflui in 21 depuratori e 212 campioni provenienti dagli scarichi in fognatura di 120 stabilimenti industriali.
"Come azienda pubblica, la nostra priorità resta la prevenzione: conoscere il territorio, coinvolgere le imprese, agire a monte prima che i PFAS entrino nel ciclo dell'acqua", spiega Daniele Barbone, amministratore delegato di Acqua Novara.VCO. "In questo modello integrato si inserisce anche l'avvio del test industriale sulla tecnologia SAFF®40, frutto di una collaborazione scientifica di alto profilo".
La novità riguarda proprio il depuratore di Novara, dove prende il via la sperimentazione del SAFF®40, Surface Active Foam Fractionation, tecnologia australiana sviluppata da EPOC Enviro e già applicata in oltre 40 siti nel mondo per il trattamento di acque reflue e percolati di discarica. Secondo Acqua Novara.VCO si tratta della prima applicazione industriale in Italia di questo modello.
L'investimento complessivo previsto per sei mesi di sperimentazione è di 400mila euro. L'obiettivo è testare l'impianto in condizioni operative differenti, verificarne prestazioni ed efficienza e raccogliere dati utili per valutarne l'applicazione.
"La tecnologia non sostituisce la prevenzione, ma la completa", sottolinea ancora Barbone. L'obiettivo dichiarato è fare dell'esperienza sviluppata tra Novara e Vco un modello operativo utilizzabile anche in altri impianti italiani.
All'incontro è intervenuta anche l'assessore all'Ambiente del Comune di Novara Elisabetta Franzoni: "La collaborazione con Acqua Novara.VCO su un tema così delicato per la salute pubblica e per l'ambiente rappresenta un impegno concreto dell'Amministrazione verso i cittadini. È un motivo di vanto per il nostro territorio vedere una strategia nata qui diventare un riferimento riconosciuto a livello nazionale".