SETTANTACINQUE ANNI DI STORIA, PARTITI DA UNA STALLA DI TRE METRI PER DUE E ARRIVATI IN TUTTO IL MONDO. È una storia profondamente legata al territorio del Cusio quella della Giacomini, azienda nata il 6 gennaio 1951 dall’intuizione e dal coraggio di Alberto Giacomini, insieme alla moglie Adua, e destinata a trasformarsi negli anni in una realtà industriale internazionale.
Ma il 75° anniversario non vuole essere soltanto la celebrazione di una crescita industriale. È soprattutto un ritorno alle origini, alla famiglia, alle persone, al territorio e ai valori sui quali Alberto Giacomini costruì la propria esperienza imprenditoriale.
Sarà proprio il luogo delle origini a tornare protagonista domenica 6 settembre, nella giornata organizzata dalla Fondazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini per celebrare l’anniversario e, soprattutto, per esprimere un sentimento di riconoscenza verso tutte le persone che hanno accompagnato questa lunga storia.
La Madonna del Sasso, una presenza nella storia di Alberto
Il primo appuntamento sarà alle 9.30 al Santuario della Madonna del Sasso, luogo al quale Alberto Giacomini era particolarmente legato e che considerava la propria Stella ispiratrice e protettrice.
La celebrazione della Santa Messa, presieduta da don Adriano Miazza e accompagnata dal Coro Stella Alpina ANA di Berzonno, assume così un significato che va oltre quello della ricorrenza.
È un momento di ringraziamento e affidamento: dell'azienda, delle persone che vi lavorano e delle loro famiglie. Perché nella storia di Alberto Giacomini l'impresa non è mai stata soltanto una realtà produttiva. C'erano le persone, prima di tutto.
Erano quelle che Alberto chiamava affettuosamente “la Sua Gente”, un'espressione che restituisce una concezione del lavoro nella quale il rapporto umano aveva un peso fondamentale.
E proprio alla Sua Gente e a tutto il territorio del Cusio è rivolto il sentimento di riconoscenza che accompagna il 75° anniversario. Alberto e Adua Giacomini hanno sempre riconosciuto quanto il territorio e la comunità avessero contribuito al percorso dell'azienda, in una relazione nella quale impresa e comunità sono cresciute insieme.
La forza di una famiglia e un welfare arrivato prima del tempo
È anche attraverso questa prospettiva che acquista un significato particolare ricordare ciò che Giacomini aveva costruito attorno alla propria azienda già molti decenni fa.
Una parte importante della sua eredità riguarda infatti un'idea di impresa nella quale il benessere delle persone e delle loro famiglie rappresentava una responsabilità concreta, molto prima che il termine welfare aziendale entrasse nel linguaggio comune.
Già nel 1968 vennero realizzate case per i dipendenti, mentre l'azienda introdusse forme di sostegno economico equivalenti alla tredicesima e alla quattordicesima quando ancora non esistevano in quella forma. Arrivarono inoltre la mensa aziendale, l'asilo e iniziative legate all'insegnamento e alla formazione.
Sono elementi che, riletti oggi, restituiscono una concezione dell'impresa profondamente moderna per il proprio tempo.
Non soltanto produzione e risultati, dunque, ma persone, famiglia, formazione, comunità e responsabilità sociale. Un patrimonio che il 75° anniversario invita a non considerare semplicemente come memoria del passato, ma come un'eredità da preservare e, soprattutto, da saper interpretare guardando al futuro.
La storia comincia con un tornio
Per capire il significato di questa celebrazione bisogna però tornare a quel gennaio del 1951.
La storia ufficiale di Giacomini racconta che Alberto Giacomini iniziò a produrre piccoli componenti in ottone utilizzando un tornio manuale acquistato con grandi sacrifici. Da quel primo laboratorio sarebbe partita una crescita progressiva, prima nel territorio del Cusio e poi ben oltre i confini italiani.
La ricostruzione della Fondazione Cavaliere del Lavoro Alberto Giacomini aggiunge particolari che restituiscono ancora meglio la dimensione quasi artigianale di quell'inizio: Alberto, dopo aver lavorato fin da giovanissimo in una piccola azienda di rubinetteria ad Alzo, riuscì ad acquistare, anche grazie al sostegno economico di una zia, un tornio e un trapano a colonna usati, trasformando quella piccola stalla di circa tre metri per due nella sua prima officina.
Un'immagine che oggi appare quasi inconciliabile con la dimensione raggiunta dal Gruppo, ma che racconta bene il carattere dell'imprenditore e il contesto nel quale nacque l'impresa.
Non c'erano grandi capitali né strutture industriali. C'erano un'idea, competenze tecniche, capacità di lavorare e soprattutto la volontà di costruire qualcosa.
Dal Cusio al mondo
La crescita fu progressiva, ma tutt'altro che chiusa nei confini del territorio.
La stessa Giacomini ricorda come l'attività sia nata e sia rimasta profondamente legata al Cusio, per poi trasferirsi nel 1960 nel vicino comune di San Maurizio d'Opaglio, nel cuore del distretto del rubinetto e del valvolame. Nel 1961 arrivò anche la prima filiale estera, in Germania.
È uno dei passaggi che meglio raccontano la filosofia imprenditoriale di Alberto Giacomini: avere radici molto solide in un piccolo territorio e, contemporaneamente, pensare fin dall'inizio a un mercato molto più grande.
La storia della Giacomini è infatti anche una storia di innovazione. La Fondazione ricorda che Alberto Giacomini arrivò a sviluppare oltre 250 brevetti e che nel 1982 gli fu conferita una laurea honoris causa in ingegneria meccanica. Nel 1995 venne inoltre nominato Cavaliere del Lavoro, per i suoi meriti nel campo dell'industria termotecnica.
Un percorso decisamente particolare per un uomo che aveva frequentato soltanto la scuola elementare e che aveva iniziato la propria esperienza professionale giovanissimo.
La persona prima ancora dell'industriale
È proprio questo uno degli elementi che il 75° anniversario vuole recuperare: non soltanto la storia dell'azienda, ma la storia della persona che l'ha fondata.
Alberto Giacomini viene ricordato come un uomo profondamente legato al lavoro, alla propria comunità e alle persone che lavoravano con lui. Un imprenditore che considerava il sapere come un percorso continuo, fatto di osservazione, curiosità e capacità di imparare.
E la sua idea di impresa sembra trovare una sintesi proprio nel rapporto con le persone e con il territorio. La crescita internazionale non cancellò infatti il legame con Alzo, con San Maurizio d'Opaglio e con il Cusio.
Al contrario, più l'azienda cresceva, più diventava importante mantenere un rapporto con le proprie radici.
Anche il messaggio scelto da Giacomini per accompagnare i 75 anni guarda in questa direzione. L'acqua, elemento centrale della produzione dell'azienda, diventa metafora di una storia capace di adattarsi, trasformarsi e arrivare lontano: una storia nella quale innovazione e continuità convivono.
Oggi una realtà internazionale nata sulle rive del Lago d'Orta
Settantacinque anni dopo quel 6 gennaio 1951, la dimensione è completamente diversa.
Il Gruppo Giacomini conta oggi circa 900 dipendenti, 130 mila metri quadrati dedicati alla produzione, tre stabilimenti produttivi in Italia e 18 organizzazioni estere tra filiali e partner esclusivi. Circa il 75% del fatturato deriva dall'export.
La sede centrale è rimasta a San Maurizio d'Opaglio, dove si concentrano direzione generale, attività commerciali, marketing, ricerca e sviluppo, laboratori tecnici e produzione.
L'azienda produce componenti e sistemi per la climatizzazione degli ambienti, la gestione dell'energia termica e la distribuzione di acqua sanitaria e gas, con una presenza internazionale costruita progressivamente nel corso dei decenni.
Una realtà internazionale, dunque, ma con un elemento che non è mai cambiato: il legame con il territorio nel quale tutto è cominciato.
Una targa per ricordare il passato e interrogare il futuro
Dopo la celebrazione al Santuario, il percorso della giornata si sposterà ad Alzo, dove alle 11, in via del Torchio 9, è prevista la posa e la benedizione di una targa commemorativa sulla casa della zia Romilde.
È un gesto semplice, ma carico di significato.
Proprio qui, nella piccola stalla di famiglia, Alberto e Adua Giacomini diedero vita all'azienda il 6 gennaio 1951.
La targa diventa così un punto fermo nella memoria, ma anche un'occasione per guardare avanti. Ricordare da dove si è partiti significa infatti interrogarsi su cosa resterà di quella storia e su come i valori che l'hanno accompagnata potranno essere trasmessi alle generazioni future.
Da quella stalla sarebbero arrivati gli stabilimenti, i brevetti, l'internazionalizzazione, la crescita industriale e il riconoscimento del Made in Italy nei mercati esteri.
Ma il punto di partenza rimane quello.
Una stalla. Un tornio. Una famiglia. E un territorio.
Dopo la targa, il ritorno alla semplicità di Alzo
Il significato della giornata emergerà anche nell'ultimo appuntamento, al termine della cerimonia, con il rinfresco all'Essenziale Bistrot, storico circolo di Alzo.
Una scelta tutt'altro che casuale.
Era proprio lì che Alberto Giacomini amava trascorrere le domeniche pomeriggio, giocando a carte con gli amici e mantenendo quel rapporto diretto e quotidiano con la comunità che non aveva mai voluto interrompere.
Dopo il Santuario e la targa, dunque, si torna ancora una volta alla dimensione più semplice della sua storia: il paese, gli amici, la convivialità, le relazioni umane.
Ed è anche il nome stesso dell'Essenziale a racchiudere il senso della giornata.
L'essenziale, nella storia di Alberto Giacomini, può essere ricercato nelle cose semplici ma profonde: la Fede, la Speranza, la Fiducia, la Convivialità, l'Amicizia, la Riconoscenza, l'Amore per la Natura e per l'Arte, insieme alla ricerca di ciò che è bello e alla consapevolezza di quanto è stato donato all'uomo dal Creatore.
Valori che appartengono al passato, ma che possono diventare una bussola per il futuro.
Il 75° anniversario come eredità
Il 75° anniversario diventa così molto più di una ricorrenza aziendale.
È un viaggio nella memoria di una famiglia e di un'impresa, ma anche nella storia di un territorio che attraverso Giacomini ha saputo costruire una delle proprie grandi realtà industriali.
È il ricordo di Alberto e Adua, della loro capacità di costruire insieme, ma anche delle tante persone che nel corso dei decenni hanno contribuito a quella crescita.
È il riconoscimento verso “la Sua Gente”, verso le loro famiglie e verso il territorio del Cusio.
Ed è, infine, la consapevolezza che la vera eredità di un'impresa non è fatta soltanto di numeri, stabilimenti e mercati internazionali. È fatta anche dei valori che riesce a lasciare dopo di sé.
Domenica 6 settembre il percorso dei 75 anni tornerà idealmente al suo punto di partenza: prima la Madonna del Sasso, la Stella alla quale Alberto affidava la propria vita e il proprio lavoro; poi Alzo, la casa della zia Romilde e quella piccola stalla dove tutto ebbe inizio; infine l'Essenziale Bistrot, per ritrovare la comunità e quella quotidianità semplice alla quale il fondatore della Giacomini era rimasto profondamente legato.