Attualità - 29 agosto 2026, 07:05

Uncem chiede una riforma dei parchi: "Più spazio alle comunità e alla gestione del territorio"

Le proposte per modificare la legge quadro sulle aree protette dopo 35 anni: più risorse, meno differenze tra parchi nazionali e regionali, gestione dei boschi, servizi e sviluppo delle comunità montane

A 35 anni dalla sua approvazione, la legge quadro sulle aree protette deve essere aggiornata per rispondere alle nuove esigenze dei territori. È la posizione dell’Uncem, l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani, che ha elaborato una serie di proposte di modifica alla legge 394 del 1991. Una questione che riguarda direttamente la montagna: quasi un terzo dei Comuni interamente montani italiani si trova all’interno di un parco nazionale o regionale, percentuale che sale al 36,8% considerando anche quelli parzialmente montani.

Uno dei punti centrali riguarda il rapporto tra tutela ambientale e vita delle comunità locali. Secondo Uncem, conservazione della natura e opportunità di sviluppo non devono essere considerate in contrapposizione. Nei parchi vivono infatti comunità, operano imprese e si trovano paesi, borgate, strade e attività economiche: per questo viene chiesto un maggiore coinvolgimento di amministratori, operatori economici, mondo scientifico e associazioni nelle scelte che riguardano le aree protette.

Uncem evidenzia inoltre le differenze ancora esistenti tra parchi nazionali e regionali, soprattutto sul fronte delle risorse, del personale, degli investimenti e delle opportunità. L'obiettivo proposto è arrivare a regole e strumenti maggiormente uniformi, evitando che gli enti regionali siano spinti a chiedere la trasformazione in parchi nazionali per poter disporre di maggiori possibilità.

Particolare attenzione viene riservata alla gestione dei boschi e dei pascoli. Tra le proposte figurano incentivi alla pianificazione e alla certificazione forestale, il sostegno alla selvicoltura e alle imprese del settore e la piena applicazione anche nelle aree protette del Testo unico forestale. Spazio anche alle energie rinnovabili, soprattutto quando inserite nelle Comunità energetiche o nelle Green Communities.

La revisione dovrebbe incidere anche sulla qualità della vita di chi abita nei parchi. Tra le misure indicate ci sono il mantenimento dei servizi pubblici essenziali, una maggiore copertura della telefonia mobile e della banda ultralarga, il sostegno alla pianificazione dei Comuni, la riqualificazione del paesaggio, gli incentivi all'agricoltura e alla silvicoltura, la ricomposizione delle proprietà forestali e dei pascoli e interventi per ridurre i costi del riscaldamento nelle aree montane.

Un altro capitolo riguarda la governance degli enti parco. Uncem propone di mantenere il Consiglio direttivo, evitando di concentrare un numero eccessivo di poteri nelle mani del presidente, e chiede che nella Comunità del parco trovino spazio anche i presidenti delle Unioni montane dei Comuni. 

Tra i temi affrontati c'è anche la gestione della fauna selvatica. La proposta prevede specifici piani elaborati dagli enti gestori, con il parere vincolante dell'Ispra, nei quali stabilire obiettivi, modalità, periodi e aree degli interventi, oltre a una maggiore collaborazione con università ed enti di ricerca.

L'impostazione complessiva è quella di trasformare sempre più i parchi in strumenti capaci di unire protezione della biodiversità, cura del territorio e sviluppo locale, sostenendo agricoltura e turismo sostenibili, mobilità alternativa, occupazione giovanile, accessibilità e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.

comunicato stampa a.f.