Oltre 20 milioni di euro di danni e vigneti che in alcuni casi potrebbero avere bisogno di almeno due anni per tornare pienamente produttivi. Dopo il violento maltempo che il 7 agosto ha investito le colline del Novarese, l'associazione nazionale Città del Vino lancia un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio per chiedere interventi immediati a sostegno del comparto vitivinicolo.
Il downburst, accompagnato da grandine e pioggia intensa, ha colpito in particolare i territori di Fara Novarese, Sizzano, Ghemme, Briona, Barengo, Romagnano Sesia, Carpignano Sesia, Boca e Cavaglio d'Agogna. Secondo le prime stime, nelle aree maggiormente interessate sarebbe andato perso circa il 90% della produzione vinicola.
"Il fenomeno ha messo in ginocchio un intero comparto e centinaia di aziende", sottolinea Angelo Radica, presidente nazionale di Città del Vino, associazione che rappresenta oltre 500 Comuni italiani.
A fornire un quadro dei danni è anche Andrea Fontana, viticoltore di Ghemme e presidente del Consorzio di tutela dei Nebbioli Alto Piemonte. Le aziende direttamente interessate sarebbero più di 60, distribuite su una fascia di territorio di circa 15 chilometri per 7. La violenza del vento ha piegato anche le aste metalliche dei filari, mentre i chicchi di grandine avrebbero raggiunto i cinque centimetri di diametro e le precipitazioni sfiorato i 30 millimetri.
Le conseguenze non riguardano soltanto la vendemmia 2026. "I vigneti avranno bisogno di almeno due anni per tornare a produrre", evidenzia Radica, che chiede quindi un intervento coordinato delle istituzioni regionali e nazionali.
"A nome della nostra associazione, che rappresenta oltre 500 Comuni in Italia, chiediamo l'attivazione di tutti gli strumenti a vostra disposizione e di promuovere azioni immediate, in quanto è a rischio un'intera economia, il futuro di tante aziende e molti posti di lavoro", è l'appello rivolto a Meloni e Cirio.
Anche il Consorzio di tutela dei Nebbioli Alto Piemonte chiede provvedimenti urgenti. Fontana sollecita "l'immediata attivazione dello stato di calamità naturale" e contributi che tengano conto non soltanto della produzione persa quest'anno, ma anche dei danni strutturali agli impianti e alle aziende.
Particolare preoccupazione riguarda i tralci danneggiati dalla grandine e dal vento, con possibili conseguenze anche sulle prossime stagioni. Secondo Fontana, i danni potrebbero infatti compromettere la disponibilità di legno sano per la potatura e quindi incidere sul potenziale produttivo fino al 2027.
Il presidente del Consorzio invita inoltre Cirio e l'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni a effettuare un sopralluogo nelle zone colpite e chiede, insieme al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, un impegno per finanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà nazionale previsto dalla legge 102 del 2004.
Dopo le prime ricognizioni sul territorio, dunque, l'attenzione si sposta ora sugli aiuti necessari alle aziende, alle prese con danni che rischiano di pesare non soltanto sulla vendemmia di quest'anno, ma anche sulla capacità produttiva delle prossime stagioni.