Sanità - 16 luglio 2026, 09:06

Immunoterapia allergica: "In Piemonte a rischio le cure per oltre 6.000 pazienti"

L'associazione Respiriamo Insieme scrive ai sindaci e denuncia: "Il diritto alla salute non può cambiare in base alla residenza"

Non può essere la residenza a decidere chi ha diritto a curarsi. È questo l'allarme lanciato da Respiriamo insieme, l'associazione nazionale di pazienti, che denuncia una situazione sempre più critica per migliaia di cittadini piemontesi affetti da allergie respiratorie. Dopo la scadenza del 26 aprile 2025 della gara regionale centralizzata per l'acquisto dell'Immunoterapia Allergene-Specifica (Ait), la gestione delle terapie è diventata disomogenea sul territorio piemontese.

Oggi, a seconda dell'Asl di appartenenza, alcuni pazienti continuano a ricevere regolarmente il trattamento. Altri sono costretti ad acquistarlo privatamente, altri ancora vedono interrompere la continuità terapeutica oppure si trovano a dover pagare integralmente o a pagare importi molto differenti per la stessa terapia.

Una situazione che, secondo Respiriamo Insieme, coinvolge oltre 6.000 pazienti piemontesi in trattamento con Ait e che rischia di compromettere sia il diritto alla salute sia l'equità del servizio sanitario regionale. Per questo motivo l'associazione ha inviato una comunicazione ai 52 sindaci dei comuni del Piemonte con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, ricordando il loro ruolo di autorità sanitaria locale e chiedendo di farsi promotori presso la regione di un intervento urgente per ristabilire condizioni uniformi di accesso alle cure.

“In Piemonte il diritto alla cura non può dipendere dal Cap di residenza. La situazione è ancora più grave perché esiste una delibera della regione Piemonte, tuttora vigente, che garantisce ai cittadini la compartecipazione della regione al 50% del costo dell'immunoterapia allergene-specifica. Eppure, oggi, nella maggior parte dei casi, i pazienti sono costretti a sostenere l'intero costo della terapia oppure a interromperla. Non stiamo chiedendo nuove risorse o nuovi diritti. Chiediamo semplicemente il rispetto di una norma regionale esistente – sostiene Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme – e il ripristino dell'equità nell'accesso alle cure. Per questo abbiamo deciso di coinvolgere direttamente i sindaci, perché sono il primo riferimento istituzionale per la tutela della salute dei cittadini”.

Per oltre trent'anni il Piemonte è stato considerato una delle regioni italiane più avanzate nella gestione delle allergie respiratorie, grazie a una rete allergologica pubblica consolidata e a un sistema di compartecipazione che ha consentito ai cittadini di accedere all'Ait pagando soltanto il 50% del costo. Oggi, invece, la mancata applicazione uniforme di queste disposizioni rischia di trasformare un modello di eccellenza in un sistema caratterizzato da profonde disuguaglianze territoriali.

“Il Piemonte non può passare dall'essere un modello nazionale di eccellenza a una regione nella quale il diritto alla cura cambia da provincia a provincia e a volte anche nella stessa città. Chiediamo alla regione di ripristinare immediatamente l'applicazione delle proprie deliberazioni, garantendo nuovamente la compartecipazione al 50% prevista da oltre trent'anni, la continuità terapeutica per tutti i pazienti già in trattamento e condizioni uniformi di accesso alle cure su tutto il territorio regionale. Nessun cittadino - conclude Barbaglia - deve essere costretto a rinunciare a una terapia efficace, e in alcuni casi salvavita, a causa di una disfunzione amministrativa o problemi di budget della regione. Visti i consumi degli anni passati infatti, garantiscono la compartecipazione al 50% comporterebbe per la regione un esborso economico annuo stimato piuttosto esiguo (inferiore al milione di euro), meno dell'1% della spesa totale del capitolo salute!".

Comunicato Stampa