In relazione alla presenza e alla gestione dell’Ibis sacro sul territorio novarese, la Provincia di Novara ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti utili ai cittadini, ricostruendo il quadro normativo e operativo entro il quale vengono svolti gli interventi.
L’Ibis sacro è una specie alloctona, cioè non originaria del nostro territorio, la cui presenza in Europa deriva da introduzioni legate all’attività umana, in particolare da fughe o rilasci dalla cattività. Originaria dell’Africa a sud del Sahara e dell’Iraq sud-orientale, la specie ha trovato in diverse aree europee condizioni favorevoli alla propria diffusione.
Come evidenziato anche da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l’Ibis sacro è una specie molto adattabile, capace di vivere in ambienti legati alle zone umide e ai corsi d’acqua, ma anche in contesti antropizzati, campagne coltivate e aree in prossimità dei centri abitati.
Nel territorio novarese, caratterizzato dalla presenza di risaie e zone umide, ha trovato ampia disponibilità di cibo, assenza di predatori naturali efficaci e siti idonei alla nidificazione; questo ha determinato una crescita significativa delle popolazioni.
Proprio per il suo impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità, l’Ibis sacro è stato inserito tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale: il quadro di riferimento è costituito dal Regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla prevenzione e alla gestione dell’introduzione e della diffusione delle specie esotiche invasive, e dal Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1141 della Commissione, che ha adottato l’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, nel quale è ricompreso anche l’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus).
A livello nazionale, le disposizioni europee sono state recepite dal D.Lgs. 15 dicembre 2017, n. 230, di adeguamento della normativa italiana al Regolamento (UE) n. 1143/2014; per questa specie, inoltre, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato il Piano di gestione nazionale dell’Ibis sacro, che definisce criteri e modalità di intervento per il contenimento della specie.
Sul territorio provinciale, la gestione della fauna selvatica rientra tra le competenze della Provincia, che opera attraverso gli uffici preposti e la Polizia provinciale, nel rispetto delle disposizioni vigenti e dei piani di controllo autorizzati. Si tratta di attività tecniche, non estemporanee, svolte sulla base di valutazioni normative, faunistiche e ambientali.
Nel caso specifico di Novara, la presenza dell’Ibis sacro si è progressivamente avvicinata anche ad aree urbane: già lo scorso anno erano stati rilevati insediamenti in zone come il parco di via Baisizza, l’area del liceo musicale di via Camoletti e il cimitero; quest’anno sono state riscontrate nidificazioni anche in altri punti della città.
La gestione della specie non è stata quindi affrontata in modo estemporaneo né all’improvviso per fronteggiare una situazione ormai compromessa, ma attraverso un percorso programmato che, dove possibile, ha previsto azioni preventive e di dissuasione per limitare la stabilizzazione delle colonie nelle aree più sensibili; le successive operazioni sono state svolte esclusivamente nell’ambito dei piani autorizzati e delle competenze previste dalla normativa.
In questo quadro è, inoltre, importante distinguere i diversi ambiti di intervento: le attività sugli alberi e sulla loro sicurezza, in particolare nei casi in cui le piante risultino sofferenti o interessate da criticità per la pubblica incolumità, rientrano nella competenza comunale; le attività relative agli animali sono invece state eseguite dal personale competente della Polizia provinciale, secondo le procedure previste.
La Provincia comprende la sensibilità che il tema suscita nella cittadinanza: ogni intervento su animali vivi è delicato e viene affrontato con la massima attenzione, evitando qualunque semplificazione o inutile sofferenza dell’animale. Allo stesso tempo, la gestione dell’Ibis sacro deve tenere conto di più aspetti: la tutela della biodiversità, la protezione delle specie autoctone e la fruibilità in sicurezza degli spazi pubblici.
Nel caso delle aree urbane interessate, infatti, la presenza numerosa degli animali ha determinato condizioni di degrado nelle zone limitrofe ai posatoi, con accumulo di guano su panchine e spazi frequentati dalla cittadinanza: si tratta di situazioni che incidono concretamente sull’utilizzo di aree verdi pubbliche, in particolare quando queste sono frequentate da bambini, famiglie e attività aperte al pubblico.
Anche ASL NO, a seguito di sopralluogo, ha rilevato la necessità di intervenire per evitare il peggioramento della situazione, indicando da un lato operazioni di pulizia periodica delle aree sottostanti gli alberi e delle panchine interessate, dall’altro la messa in atto, da parte degli enti competenti, di opere di contenimento e allontanamento del numero degli animali.
Dato quindi questo inquadramento, il Presidente della Provincia Marco Caccia ha dichiarato:
«Non si tratta di rappresentare una situazione emergenziale, ma di prendere atto di una criticità concreta, rispetto alla quale sono stati richiesti e attivati interventi specifici, che quando sono stati effettuati hanno seguito l’applicazione di norme europee e nazionali, di valutazioni tecniche sul territorio e nel rispetto delle competenze del singolo ente (Comune e Provincia). Non si tratta quindi di decisioni arbitrarie. L’obiettivo è agire in modo corretto, proporzionato e conforme alla legge, tutelando insieme biodiversità, sicurezza e fruibilità degli spazi pubblici. Voglio quindi fare plauso agli agenti della Polizia Provinciale intervenuti, che hanno operato con professionalità e competenza. La Provincia continuerà a lavorare nell’ambito delle proprie competenze, in raccordo con gli enti coinvolti, garantendo trasparenza, correttezza procedurale e attenzione verso la cittadinanza».