Una rete di bracconaggio attiva nei boschi del Parco del Ticino ha portato a un’importante operazione dei Carabinieri Forestali, con il sequestro di trappole illegali e, successivamente, di un consistente quantitativo di armi e reperti naturalistici detenuti senza le necessarie autorizzazioni.
L’indagine è partita nei mesi scorsi nell’area boschiva di Cameri, dove i militari della Carabinieri Forestali hanno individuato la presenza di lacci metallici nascosti tra la vegetazione e utilizzati come trappole per la fauna selvatica. I dispositivi erano accompagnati da esche per attirare gli animali.
Attraverso il posizionamento di fototrappole, gli investigatori hanno documentato i movimenti di due persone intenti a controllare e ripristinare i sistemi di cattura. L’identificazione è stata possibile anche grazie alla verifica delle targhe dei veicoli utilizzati.
Sulla base degli elementi raccolti, la Procura di Novara ha disposto le perquisizioni domiciliari a carico dei sospettati. Le operazioni si sono svolte a Galliate, dove i militari hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale composto da circa 44 armi da caccia, alcune delle quali non correttamente denunciate o prive della documentazione richiesta.
Durante i controlli sono emersi anche diversi reperti riconducibili alla Convenzione Cites, tra cui due zanne d’avorio, un pesce palla e un leone impagliato, tutti privi di certificazione sulla provenienza lecita. L’intero materiale è stato posto sotto sequestro.