La crescente presenza dell’Ibis Sacro nel Novarese, città compresa, e nel Vercellese non può più essere ignorata né minimizzata. Quello che alcuni continuano a considerare un tema marginale è ormai un problema concreto che interessa il territorio, la biodiversità, l’agricoltura e la qualità della vita dei cittadini.
A Novara la situazione è sotto gli occhi di tutti: dallo scorso aprile gli Ibis Sacri hanno colonizzato i cedri del Parco Allea, occupando in particolare l’area del Parco dei Bambini e la zona del Castello. Non si tratta di un episodio isolato: da anni questa specie è presente in modo stabile in diverse aree della città, compresa la zona del Cimitero, e continua ad aumentare la propria presenza.
Finora si è preferito affrontare il problema con misure temporanee e insufficienti: aree delimitate con nastro bianco e rosso, cartelli che invitano a non sostare sotto gli alberi e limitazioni all’utilizzo degli spazi pubblici. Nel frattempo, però, gli Ibis continuano a proliferare.
Le conseguenze sono evidenti: alberi danneggiati dalle deiezioni, aree verdi sempre meno fruibili, crescenti preoccupazioni per gli aspetti igienico-sanitari e un impatto significativo sugli equilibri naturali. A tutto questo si aggiungono i problemi segnalati dal mondo agricolo e dagli esperti che da tempo denunciano gli effetti della diffusione incontrollata di questa specie.
Sorprende che alcune associazioni continuino a difendere l’Ibis Sacro in modo meramente ideologico, ignorando le evidenze scientifiche e la realtà quotidiana vissuta dai cittadini. La tutela dell’ambiente non può tradursi nella difesa indiscriminata di una specie classificata come alloctona invasiva.
La documentazione degli enti competenti evidenzia infatti come l’Ibis Sacro rappresenti una minaccia per la biodiversità, entrando in competizione con specie autoctone e alterando gli equilibri degli ecosistemi locali. Non a caso il Regolamento europeo n. 1143/2014 prevede specifiche misure per prevenire e gestire la diffusione delle specie esotiche invasive. Diversi Paesi europei, tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Germania, hanno già adottato interventi concreti per affrontare il problema. Mentre in gran parte dell’Europa si è scelto di intervenire con decisione attraverso programmi di eradicazione e controllo permanente della specie, nel nostro territorio si continua a rincorrere l’emergenza con misure provvisorie che non affrontano il problema alla radice.
L’ideologia ha già fatto perdere troppo tempo. Oggi servono decisioni, non giustificazioni.
Nel Novarese e nel Vercellese non è più tempo di rinvii. Cittadini, agricoltori, amministratori locali e operatori del settore convivono quotidianamente con una situazione che richiede risposte chiare ed efficaci.
Occorre abbandonare ogni approccio ideologico integralista e adottare una gestione basata su dati scientifici, buon senso e tutela dell’interesse collettivo, valutando tutte le misure consentite dalla normativa vigente per contenere la diffusione di una specie che gli enti preposti considerano invasiva.
La salvaguardia dell’ambiente passa anche attraverso il controllo delle specie invasive.
Ignorare il problema non significa risolverlo: significa soltanto permettere che diventi ancora più grave.
Patto per il Nord provinciali di Novara e Vercelli