Attualità - 24 aprile 2026, 07:30

Social network, la sentenza che può cambiare tutto: condanne a Meta e Google per danni da “scroll infinito”

Un verdetto da 3 milioni di dollari riconosce il legame tra algoritmi e dipendenza digitale. Possibili effetti a catena in Europa e nuove cause contro le piattaforme

C’è un prima e un dopo nella storia dei social network dopo la sentenza del 25 marzo del Tribunale di Los Angeles nella causa Jccp 5255, che potrebbe aprire una nuova fase nel rapporto tra piattaforme digitali e utenti.

Al centro del caso una giovane di 20 anni, indicata con il nome di fantasia Kaley, che ha citato in giudizio Meta e Google sostenendo di aver sviluppato ansia, dismorfismo e comportamenti autolesionistici a causa dell’uso prolungato di Instagram e YouTube fin dall’infanzia. Secondo la giuria, i cosiddetti “scroll infiniti” avrebbero contribuito in modo determinante a questi effetti.

Dopo nove giorni di processo e circa quaranta ore di camera di consiglio, i dodici giurati hanno stabilito all’unanimità la condanna dei due colossi del web al risarcimento complessivo di 3 milioni di dollari. Una decisione destinata a fare giurisprudenza, anche perché ha riconosciuto per la prima volta un nesso causale tra il funzionamento degli algoritmi e l’effetto di dipendenza da piattaforme.

Nel procedimento TikTok e Snapchat avevano già raggiunto un accordo con la giovane prima del processo, mentre Meta e Google hanno scelto di andare fino in fondo, convinti di un esito diverso che però non si è verificato.

Il verdetto attribuisce una responsabilità maggiore a Meta (70%) rispetto a Google (30%), in particolare per il funzionamento di Instagram, ritenuto più incisivo nel trattenere gli utenti attraverso contenuti continui, notifiche e suggerimenti personalizzati anche nelle ore notturne.

Secondo quanto emerso in aula, gli algoritmi sarebbero stati progettati per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti, generando quello che alcuni neurologi definiscono “effetto tana del coniglio”, una dinamica che rende difficile interrompere l’uso della piattaforma.

Le implicazioni della sentenza potrebbero estendersi ben oltre gli Stati Uniti. Negli USA sono già pendenti altre cause simili, mentre in Europa le autorità di regolazione potrebbero rafforzare i controlli e accelerare le sanzioni nei confronti delle piattaforme digitali.

Particolare attenzione è rivolta al Digital Services Act, che impone alle piattaforme obblighi di sicurezza per tutelare la salute mentale degli utenti, soprattutto minori. In caso di violazioni, sono previste sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

Anche in Italia non si escludono nuovi contenziosi, grazie alla possibilità per gli utenti di chiedere risarcimenti in caso di danni legati alla mancata tutela della salute e del benessere digitale.

La sentenza arriva inoltre pochi giorni dopo un altro verdetto negli Stati Uniti, in New Mexico, dove Meta è stata condannata a 375 milioni di dollari per mancata protezione dei minori dagli adescamenti online.

a.f.