Numerosi educatori professionali, operatori socio-sanitari, pedagogisti e amministratori locali hanno partecipato, nella mattinata dello scorso 10 aprile, nel salone neogotico del castello di Galliate, al convegno che il consorzio intercomunale per la gestione dei servizi socio-assistenziali dell’Ovest Ticino ha organizzato per presentare al territorio i risultati e le azioni del progetto “Family+” realizzato dal Cisa Ovest Ticino nell’ambito del programma della regione Piemonte, che lo finanzia sulla base del progetto “Allontanamento zero” dedicata alla genitorialità positiva.
“Family+” è stato avviato nel 2024 e i dati presentati sono aggiornati allo scorso febbraio. I numeri rispecchiano un’iniziativa che ha rapidamente superato le aspettative. 96, infatti, sono le famiglie (per metà circa italiane e per l’altra parte originarie di quindici diverse nazioni straniere) coinvolte e 160 i bambini, i ragazzi e gli adolescenti: cifre, queste, che vanno ben oltre il target iniziale previsto, raggiunto con circa un anno di anticipo e che si presenta ulteriormente in crescita negli ultimi due mesi. La positività del dato complessivo segnala non solo l’efficacia organizzativa del progetto, ma anche la presenza di un bisogno di supporto diffuso, spesso non intercettato dai servizi tradizionali.
Dopo i saluti istituzionali da parte del sindaco di Galliate Alberto Cantone, i lavori del convegno sono stati introdotti dalla dottoressa Anna Caprino, vicedirettore e responsabile dell’area adulti, minori e famiglie del Cisa Ovest Ticino, che ha ricordato come l’obiettivo primario: “All’interno del processo educativo e socializzante del progetto è quello di far sì che nessuno si debba sentire solo nel processo di crescita vissuto come genitore o come figlio. L’iniziativa rappresenta un importante momento di incontro e confronto tra istituzioni, scuole, parrocchie, enti e realtà locali, con l’obiettivo di condividere l’esperienza, creare legami con la comunità e riflettere insieme sul sostegno attuale delle famiglie che vivono situazioni di fragilità rafforzando le reti educative e sociali”.
Nel suo intervento il funzionario dell’assessorato regionale al Welfare Antonella Caprioglio ha rimarcato che “la promozione del modello di genitorialità positiva rappresenta un punto di riferimento pionieristico a livello piemontese per quanto riguarda le politiche familiari, oltre che un motivo di orgoglio per tutti noi che lavoriamo per raggiungere obiettivi come inclusione e coesione sociale. Siamo particolarmente colpiti dalla crescita del trend degli utenti inseriti nel progetto “Family+” che negli ultimi due mesi sono ulteriormente aumentati sul piano numerico: segno, questo, che testimonia la soddisfazione dei nuclei interessati e il conseguente coinvolgimento di altri soggetti in questo genere di esperienza”.
Il direttore del Cisa Ovest Ticino Valentina Bertone ha a sua volta ricordato che “l’analisi dei dati fa emergere un collaudato modello territoriale integrato, capace di intercettare bisogni emergenti e costruire risposte concrete per famiglie e minori. Il tutto risulta coerente con la strada intrapresa con convinzione dal consorzio per implementare i servizi a favore di famiglie con minori che vivono situazioni di vulnerabilità. Per noi la decisione di aderire all’intervento di promozione della genitorialità positiva non è stata solo un adempimento burocratico: crediamo, infatti, nelle progettazioni caratterizzate da proposte, pianificazione, attuazione e lavoro all’interno del territorio in una logica di rete. Ciò è stato reso possibile dal fondamentale lavoro dei nostri operatori, che ringrazio per l’impegno e la convinzione quotidianamente dimostrati al consorzio e, soprattutto, agli utenti”.
L’assessore galliatese alle politiche sociali Carmen Ceffa ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, riconoscendo al progetto del Cisa Ovest Ticino “la capacità di mettere al centro, in maniera efficace e incisiva, i bisogni delle famiglie e dei minori”.
Molto positivo è stato anche il giudizio espresso sul progetto dal professor Faustino Rizzo, docente dell’Università di Padova, che, in collegamento remoto, ha analizzato i dati finora raccolti, evidenziando “la qualità del lavoro concretamente svolto da educatori e operatori ai fini dell’inclusione del minore e della serenità del contesto familiare”.
Accanto ai risultati positivi, l’analisi dei dati evidenzia alcune sfide che saranno oggetto di ulteriori passi progettuali: la crescente complessità dei bisogni delle famiglie, la necessità di rafforzare la presenza nei contesti più periferici e il tema della sostenibilità nel medio periodo, anche in relazione al carico operativo delle équipe.