Nonostante il ruolo centrale che svolge nella vita quotidiana delle famiglie, il lavoro domestico soffre di una reputazione fragile. È quanto emerge dal 1° Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work, realizzato dal Censis per Assindatcolf, secondo cui il 72% degli italiani considera poco o per nulla stimato chi svolge questo tipo di attività.
Eppure, il riconoscimento della sua utilità è molto elevato: per l’80,1% degli italiani è un lavoro importante e per l’89,4% contribuisce significativamente al benessere della società. Il gap nasce anche dalle percezioni legate alla scelta professionale: oltre la metà degli intervistati ritiene che chi fa lavoro domestico lo faccia per mancanza di alternative, mentre solo il 17,2% lo considera una libera scelta. Anche la scarsa tutela legislativa e la diffusa irregolarità contrattuale pesano sulla reputazione del settore.
Non sorprende che oltre la metà degli italiani (54,4%) non vorrebbe che un figlio intraprendesse questa professione, mentre solo il 30,5% la giudica positivamente, valorizzando dignità, assistenza e dimensione relazionale del lavoro. I contrari citano soprattutto prospettive economiche limitate, basso salario e fatica fisica. Per migliorare la reputazione del settore, secondo il campione servirebbero incentivi alla regolarizzazione e aumenti salariali.