La carenza di medici di famiglia è ormai una realtà anche nel Novarese, dove si stimano tra 4.000 e 5.000 cittadini senza un medico di riferimento. Un dato che si inserisce in un quadro nazionale sempre più critico: secondo il report della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale, con carenze in 18 Regioni.
Anche il Piemonte è tra le aree più colpite, con una stima di 463 medici mancanti. Un problema che riguarda non solo i numeri, ma anche la difficoltà di rendere attrattiva la professione: nel 2025, infatti, i candidati al corso di formazione in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili.
Nel territorio dell’Asl Novara, la carenza si traduce in una pressione crescente sui medici in servizio, spesso già vicini ai limiti massimi di assistiti. Applicando il parametro di riferimento di un medico ogni 1.200 pazienti, servirebbero almeno 3-5 nuovi medici per coprire la platea attualmente scoperta.
Per far fronte all’emergenza, l’Asl ha attivato una rete di ambulatori per pazienti “orfani”, gestiti dalla Continuità Assistenziale. Le strutture consentono non solo le visite, ma anche la prescrizione di farmaci ed esami tramite ricetta dematerializzata.
Gli ambulatori sono già operativi ad Arona (tutti i giorni) e, con calendario settimanale, a Pogno, Castelletto Sopra Ticino, Invorio, Cressa, Ghemme e Borgomanero Santa Cristina. Da aprile sono previste nuove aperture anche a Momo e Gozzano.
Accanto a questo, una ventina di medici del Distretto Nord ha aderito a un progetto sperimentale che consente di accogliere pazienti oltre il proprio massimale, contribuendo a ridurre l’impatto delle zone carenti.
Secondo l’Asl, queste misure hanno permesso di contenere la criticità, garantendo comunque continuità assistenziale. Tuttavia, il quadro resta delicato e strettamente legato a un problema strutturale più ampio.
A livello nazionale, infatti, ogni medico segue in media 1.383 assistiti, ben oltre la soglia ottimale di 1.200, mentre nei prossimi anni sono previsti oltre 8.000 pensionamenti. Senza un adeguato ricambio generazionale, il rischio è quello di un ulteriore peggioramento.