Digitale - 13 marzo 2026, 15:45

L’ultima stagione di Serie A del Novara: un sogno lontano dalla realtà attuale

Il Novara, attualmente impegnato in Serie C con risultati alterni, ha vissuto la sua ultima stagione in Serie A nel 2011-2012, chiudendo un ciclo che aveva riportato la città piemontese in alto dopo oltre mezzo secolo di attesa. Era una squadra arrivata in massima serie dopo il doppio salto dalla Lega Pro alla B e poi dalla B alla A, con Attilio Tesser simbolo tecnico di una scalata che sembrava già di per sé straordinaria. Il campionato, però, raccontò una verità più dura: entusiasmo, qualche impresa memorabile, ma anche limiti strutturali, continuità mancata e una rincorsa salvezza quasi sempre in salita. A fine torneo il Novara concluse al penultimo posto con 32 punti, frutto di 7 vittorie, 11 pareggi e 20 sconfitte, segnando 35 gol e incassandone 65.

Il ritorno in paradiso e le aspettative dell’estate

Il punto di partenza dell’annata fu già storico. Il Novara si affacciava alla Serie A per la prima volta dagli anni Cinquanta, portandosi dietro il fascino di una provinciale capace di sorprendere e un’identità costruita nel tempo da Tesser. La società intervenne anche sullo stadio Silvio Piola, ristrutturato e ammodernato per l’impatto con la massima categoria, mentre il mercato cercò di rafforzare la rosa con innesti d’esperienza e di gamba, da Riccardo Meggiorini a Takayuki Morimoto, da Andrea Mazzarani a Simone Pesce, fino agli acquisti invernali di Andrea Caracciolo, Giuseppe Mascara, Daniel Jensen e Leandro Rinaudo. Il progetto, insomma, non era improvvisato: il Novara voleva giocarsela con coraggio, senza rinunciare alla propria identità.

Un avvio complicato, ma con un’impresa destinata a restare

L’inizio di campionato fu subito difficile, anche se non privo di segnali. Il debutto portò un 2-2 interno contro il Palermo, risultato utile ma già indicativo di una squadra generosa e non sempre solida nella gestione degli episodi. Il vero lampo arrivò però alla quarta giornata, quando il Novara batté l’Inter 3-1 al Piola: Meggiorini aprì il conto, Marco Rigoni firmò una doppietta e quel successo assunse immediatamente un valore simbolico enorme, perché riportò i piemontesi a vincere in Serie A dopo 55 anni. In quel momento sembrò possibile immaginare una salvezza combattuta fino in fondo, anche grazie a un calcio aggressivo, verticale, spesso spavaldo. Ma quel colpo non bastò a cambiare davvero l’inerzia della stagione.

I limiti emersi nel girone d’andata

Dopo la notte magica contro l’Inter, il Novara non riuscì a trovare continuità. La squadra rimase troppo a lungo sul fondo della classifica e chiuse il girone d’andata con appena 12 punti. Il problema non fu soltanto tecnico, ma anche di equilibrio generale: il Novara aveva discrete idee quando poteva correre e ripartire, ma in tante partite pagò la differenza di esperienza, profondità della rosa e capacità di reggere i momenti chiave contro avversarie più attrezzate. Alcuni pareggi, come quello con il Palermo, mostrarono carattere; troppe sconfitte, invece, evidenziarono fragilità difensive e un margine d’errore minimo. In un torneo lungo 38 giornate, una neopromossa può salvarsi solo mantenendo compattezza e continuità: il Novara ebbe più slanci che stabilità.

La scelta di cambiare: via Tesser, dentro Mondonico

A fine gennaio la società decise di cambiare guida tecnica. Attilio Tesser, l’allenatore della doppia promozione, venne esonerato con il Novara ultimo a quota 12 punti dopo la sconfitta di Palermo. Al suo posto arrivò Emiliano Mondonico, chiamato a dare una scossa emotiva e tattica a una squadra che sembrava essersi inceppata. Fu una scelta pesante, perché Tesser non era un allenatore qualunque: era il volto del miracolo sportivo novarese. L’esonero fece capire quanto la dirigenza percepisse urgente il rischio retrocessione e quanto ritenesse necessario un cambio di atmosfera prima ancora che di modulo. In altre parole, il Novara provò a salvarsi mettendo in discussione il suo uomo simbolo.

Il paradosso del ritorno: un’altra vittoria con l’Inter e un nuovo ribaltone

Con Mondonico arrivò uno degli episodi più incredibili della stagione: il Novara riuscì a battere ancora l’Inter, stavolta a San Siro, vincendo 1-0 con gol di Andrea Caracciolo. Per una squadra ultima in classifica, riuscire a fare sei punti su sei contro una grande fu qualcosa di straordinario e resta tuttora il ricordo più clamoroso di quell’annata. Eppure nemmeno quell’impresa bastò a riaprire davvero la corsa salvezza. Il bilancio di Mondonico fu troppo corto: una vittoria, due pareggi e tre sconfitte nelle sue sei partite. A inizio marzo il club scelse così un nuovo ribaltone, richiamando Tesser in panchina. Fu un passaggio quasi emblematico della confusione di quei mesi: il Novara cercava disperatamente una formula, ma nessuna svolta riusciva a correggere fino in fondo il deficit accumulato.

Il finale di stagione tra orgoglio e un verdetto triste

Nel finale il Novara ebbe ancora qualche sussulto. La vittoria per 2-1 contro la Lazio dimostrò che la squadra non aveva smesso di lottare, e in generale il ritorno di Tesser restituì almeno un po’ di identità a un gruppo che conosceva bene il suo allenatore. Ma i punti persi in precedenza pesavano troppo. La classifica diceva che davanti correvano più di quanto il Novara riuscisse a fare, e la sconfitta interna per 4-0 contro la Juventus nelle ultime giornate rese ancora più chiaro che il margine si era ormai assottigliato quasi del tutto. Il penultimo posto finale, con 32 punti contro i 36 del Lecce quartultimo, certificò una retrocessione maturata soprattutto nella lunga fase centrale del torneo, quando l’entusiasmo del debutto si era progressivamente trasformato in affanno.

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