“La criminalità organizzata in Piemonte è pervasiva e per contrastarla bisogna denunciare sempre”, è il messaggio arrivato netto dall’iniziativa novarese “Un Piemonte libero dalle mafie”, seconda tappa organizzata dalla commissione legalità del consiglio regionale, dopo quella di Torino del 2025, e ospitata dall’Università del Piemonte Orientale.
“Si è compreso che la denuncia è l'unica forma che consenta all'imprenditore di affrancarsi dal giogo criminale. Certo non sempre l'imprenditore è vittima, bisogna dire che ci sono imprenditori che si rivolgono alla criminalità perché conviene, ad esempio per lo smaltimento di rifiuti. Non ci sono regioni esenti dal fenomeno ‘ndrangheta, che è globale”, ha spiegato il procuratore della Repubblica di Torino, Giovanni Bombardieri.
"Abbiamo voluto lanciare da Novara un messaggio molto chiaro: le mafie al Nord c'erano ieri e ci sono ancora oggi – ha sottolineato Domenico Rossi, presidente della commissione legalità del consiglio regionale durante l’intervento di apertura -. Le mafie al nord non sono un fenomeno lontano o residuale. Hanno radici profonde e aggressive e, sempre più spesso, si muovono sostenute da un'area grigia fatta di 'colletti bianchi', professionisti e talvolta rappresentanti delle istituzioni. In vista del 21 marzo, giornata simbolo dell'impegno per la memoria e la legalità che si terrà a Torino, abbiamo voluto fortemente ascoltare chi ogni giorno è in prima linea nella lotta alle mafie, magistrati, amministratori, associazioni e mondo della scuola, che ci hanno restituito la misura esatta della sfida che abbiamo davanti".
Per il presidente della regione Alberto Cirio “la lotta alla criminalità organizzata è una sfida collettiva e non individuale. Per questo abbiamo raddoppiato i fondi destinati al recupero degli immobili sequestrati e abbiamo potenziato la collaborazione con la Procura. Questa di oggi è un'occasione concreta per fare qualcosa tutti insieme a partire dagli studenti qui riuniti. La lotta alle mafie non può essere delegata solo a magistratura e forze dell'ordine. La lotta alle mafie si fa anche con strutture adeguate e personale sufficiente nel settore giustizia e con l'impegno di ognuno perché il pericolo maggiore è quello dell'indifferenza”.
Il sindaco di Novara Alessandro Canelli ha rilevato che “le mafie allignano nelle città economicamente attrattive e in fase di sviluppo”, sottolineando che “un amministratore locale che abbia sentore di infiltrazioni non deve fare spallucce ma avere il coraggio di denunciare, anche qualora si rivelasse un falso allarme” mentre il rettore dell’Università del Piemonte orientale Menico Rizzi ha proposto la possibilità di momenti di formazione sul tema della legalità per gli studenti di tutte le facoltà della regione.
Il presidente di Libera don Luigi Ciotti ha affermato che “tocca alla cultura risvegliare le coscienze, perché non è sufficiente tagliare la mala erba in superficie, ma estirpare il male alla radice attraverso politiche sociali più efficaci ed efficienti e la proposta di opportunità e strumenti alle giovani generazioni. Se è vero, come è vero, che Giovanni Falcone sosteneva che la lotta contro la criminalità è impegno di legalità e di civiltà, resta ancora molto da fare su entrambi i fronti” e ricordato il recente raduno, a Torino, dei rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali europee per confrontarsi su “un’Europa libera dalle mafie” e per denunciare il rischio “di andare verso una progressiva fase di normalizzazione e indifferenza, verso l’anestetizzazione delle coscienze”.
Nel corso della tavola rotonda il procuratore generale della Repubblica di Torino Lucia Musti ha spiegato quanto “il coinvolgimento dei ‘coletti bianchi’ sia la nuova arma delle mafie per dar vita a fenomeni criminali complessi” e “quanto sia errato parlare di infiltrazioni mafiose al nord, dal momento che le sentenze stabiliscono che in alcune zone essa è ben radicata”.
Il capocentro della direzione investigativa antimafia di Torino Tommaso Pastore ha fatto presente come “dal detto di Giovanni Falcone ‘follow the money’ per comprendere le dinamiche mafiose si sia passati, nell’epoca di Internet, a ‘follow the virtual money’, fatto di transazioni attraverso criptovalute e altri metodi non sempre facili da individuare”.
La presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Alice De Marco ha denunciato che nel 2024 il Piemonte è stata la settima regione per reati ambientali e la peggiore del nord Italia, superando la Lombardia e al quinto posto per incendi di depositi di rifiuti” e che “sempre nel 2024, oltre il 60% dei reati ambientali in Piemonte sono avvenuti nella provincia di Cuneo, seguiti da Torino e Alessandria” e ha citato tra i nuovi campi d’interesse delle ecomafie “la contraffazione alimentare e la transizione ecologica”.
La professoressa di diritto costituzionale e pubblico dell’Università del Piemonte orientale Lucilla Conte ha sottolineato che “la mafia, da antistato, tende sempre più ad assumere una posizione di infrastato, con interessi a collaborare anche con la parte sana del Paese pur di raggiungere i propri scopi”.
Il presidente della società scientifica italiana degli studi su mafie e antimafia (Scisma) Rocco Sciarrone ha invece evidenziato come “il successo economico dei mafiosi sia anche frutto della loro capacità di stringere legami con il mondo dell’economia e delle professioni, dimostrandosi assai abili nel trasformare il capitale sociale in capitale economico”.
Hanno partecipato all’evento, tra gli altri, le consigliere Annalisa Beccaria, Daniela Cameroni ed Elena Rocchi e i garanti regionali per l’infanzia Giovanni Ravalli e per le persone detenute Monica Formaiano.