“Sui comuni montani e sui comuni della classificazione delle aree interne occorre evitare facilonerie e di confondere mele con pere”. Così, in una nota, il presidente Uncem Piemonte Roberto Colombero. “Nel Paese che ha più classificazioni di comuni al mondo - marginali, vulnerabilità sociale e materiale, montani, aree interne, ... - la classificazione dei comuni montani prevista dalla legge 131 non è integrabile o confondibile con la classificazione prevista nel 2014 e rivista nel 2020 da Istat a seguito dell'avvio della strategia aree interne. Quest'ultima prevede un grado di 'internità' dei comuni in base a parametri che analizzano la distanza dai centri dove sono presenti servizi, ovvero comuni polo. Distingue i comuni in ultraperiferici, periferici, intermedi. Dire che chi non è montano viene inserito nelle aree interne è assurdo da ogni punto di vista. Le due classificazioni, montani e aree interne, sono montate su parametri diversi e non in relazione tra loro. Non ci sembra manco possibile dire che i comuni esclusi dalla 'montanita', secondo la nuova classificazione, avrebbero i benefici dei comuni periferici e ultraperiferici”.
“Tutti i bandi finora fatti dallo Stato - sottolinea Colombero - hanno come riferimento una o l'altra classificazione. Come quella per la prevenzione sugli edifici in zona sismica, per i comuni periferici e ultraperiferici. Non si mischiano le classificazioni. Sono partite diverse. Così come la composizione delle aree pilota Snai, 72 più 43 in Italia, non ha a che vedere con la montanità dei comuni. La preoccupazione oggi dei comuni esclusi dalla montanità, ricordo, non è sulle risorse economiche che potenzialmente verrebbero meno, bensì sulle deroghe e sulle leggi vigenti, o prossime, dedicate ai comuni montani. Non sono molte, ma ad esempio quella sulle scuole, con la deroga ai numeri per la composizione sulle classi, è importante per i comuni montani. Chi ha perso la montanità, è giustamente preoccupato. Anche perché non sono le regioni a incidere su questo punto, bensì una norma dello Stato con il conseguente lavoro degli uffici scolastici regionali e provinciali che determinano classi e contingenti di docenti. Nulla può fare la classificazione aree interne su questo. Non creiamo illusioni".