Eventi - 01 febbraio 2026, 15:05

Oltre cento tabarristi a Orta San Giulio per celebrare il fascino senza tempo di questo antico capo spalla FOTO

Il raduno nazionale ha riunito appassionati da ogni parte d'Italia: il borgo lacustre trasformato in un elegante viaggio nel passato

Oltre cento tabarristi, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovati a Orta San Giulio per la “Tabarrata nazionale”, il raduno dedicato a uno dei capi più affascinanti della tradizione italiana. Tra le vie del borgo medievale e l'Isola di San Giulio, la presenza di uomini e donne avvolti nei loro tabarri ha trasformato la cittadina in un suggestivo scenario d’altri tempi, dove eleganza e memoria storica si sono incontrate.

Il ritrovo in piazza Motta, cuore di Orta San Giulio, dove i partecipanti hanno visitato il centro storico e posato per la foto di rito. Successivamente hanno raggiunto in battello l’Isola di San Giulio, proprio nel giorno dedicato al santo patrono. Qui hanno avuto la possibilità di accedere alla prima stanza del monastero di clausura delle monache benedettine per il pane benedetto di San Giulio e di passeggiare lungo la via del Silenzio.

A Orta poi, il Palazzotto ha ospitato la mostra di tabarri storici, civili e militari, con pezzi provenienti dal Museo storico di Oleggio e dal Museo Aldo Rossini di Novara. Dopo il saluto delle autorità, è seguita una conferenza dedicata alla storia del tabarro e agli alimenti della civiltà del tabarro. È stata l'occasione per approfondire l’evoluzione di questo capo d’abbigliamento, prima della premiazione del “Tabarrista dell’Anno”.

Nel suo intervento, il sindaco di Orta San Giulio Giorgio Angeleri ha sottolineato il valore simbolico dell’evento e del luogo: "È una giornata speciale, nel giorno di San Giulio. Orta è una cittadina che accoglie, che ha voglia di farsi conoscere: come voi custodite con attenzione una tradizione secolare, così noi ringraziamo chi ama questo territorio, un gioiello fragile che ha bisogno di cura. Per voi è una scoperta, per noi un acquerello di Dio e un nutrimento per lo spirito".

A portare il saluto dell’associazione organizzatrice è stato Roberto Dal Bosco, presidente nazionale dell’Associazione Civiltà del Tabarro, che ha ricordato il significato culturale di questo capo d’abbigliamento, capace di unire storia, artigianato e senso di appartenenza.

Il tabarro è un mantello a ruota da uomo dalle origini antichissime, realizzato in panno pesante, generalmente scuro, con un solo punto di allacciatura sotto il mento e indossato avvolgendolo intorno al corpo. Ne esistono due modelli principali: quello lungo fino al polpaccio e quello più corto, utilizzato in passato per andare a cavallo o in bicicletta. Già presente in forme simili nell’antichità, il tabarro è stato indossato nel Medioevo da cavalieri, medici e notabili e uomini di chiesa fino a Papa Giovanni Paolo II, mentre nel Rinascimento ha continuato a vivere soprattutto nel mondo artigiano e rurale. Nell’Ottocento è tornato in auge tra i dandy, sopravvivendo fino al Novecento e trovando impiego anche in ambito militare durante la Prima guerra mondiale.

La Tabarrata nazionale di Orta San Giulio ha mostrato come il tabarro non sia soltanto un oggetto del passato, ma un simbolo ancora attuale di eleganza, qualità e calore. A Orta il mantello tradizionale ha trovato una nuova occasione per essere non solo ricordato, ma anche vissuto.

Miria Sanzone