Attualità - 14 gennaio 2026, 07:58

Ricambio generazionale: un rischio per il 30% delle imprese italiane

Esperienza dei senior e competenze dei giovani devono dialogare: le aziende che pianificano il passaggio generazionale creano valore e competitività

Il futuro delle imprese italiane passa dal dialogo tra generazioni. Secondo i dati ISTAT 2025, circa il 30% delle aziende italiane è oggi in difficoltà a causa di un mancato ricambio generazionale: il rapporto tra dipendenti over 55 e under 35 supera 1,5:1, mentre nelle micro-imprese la percentuale arriva al 35%.

Nei prossimi vent’anni, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati passerà da 3:2 a 1:1, con gravi rischi per la continuità operativa, soprattutto nelle imprese familiari che costituiscono l’85% del tessuto produttivo nazionale. Attualmente solo il 14% di queste aziende ha un piano formale per gestire il passaggio generazionale, con il risultato che solo 3 imprese su 10 sopravvivono al terzo passaggio di leadership.

«La diversità generazionale non è solo una questione demografica, ma una leva competitiva fondamentale», spiega Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink. «Servono strumenti strutturati per mappare le competenze critiche, pianificare il trasferimento del know-how e creare percorsi di crescita intergenerazionale prima che sia troppo tardi».

Il processo di gestione del ricambio generazionale parte dall’analisi predittiva delle competenze, identificando quelle a rischio di dispersione nei prossimi 3-5 anni. Il passo successivo è organizzare percorsi di mentoring operativo, in cui i senior trasferiscono esperienza e i giovani introducono competenze digitali e nuovi approcci metodologici. La scelta dei successori avviene sulla base di competenze reali e potenziale dimostrato, con percorsi di formazione differenziati per reskilling e upskilling.

Con strumenti come VISTA, soluzione HCM di Peoplelink, le imprese possono gestire processi HR complessi, dalla formazione alla mappatura delle competenze, trasformando attività amministrative in leve strategiche. La creazione di team multigenerazionali equilibrati favorisce contaminazione di idee, innovazione e continuità operativa.

I benefici della gestione intergenerazionale sono concreti: maggiore capacità di innovazione, clima organizzativo positivo, riduzione del turnover dei giovani talenti e continuità operativa nelle fasi di transizione. La ricerca mostra come ambienti multigenerazionali migliorino significativamente l’esperienza lavorativa per oltre il 70% dei dipendenti, con effetti positivi su produttività e performance complessive.

«Investire nel ricambio generazionale non significa solo proteggere il patrimonio di conoscenze aziendali – conclude Bertolotti – ma costruire organizzazioni più resilienti, innovative e pronte a competere nel futuro. Il successo non appartiene a una sola generazione: lo costruiscono le imprese che crescono insieme».

a.f.