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Attualità | 12 gennaio 2022, 13:15

Due anni in trincea, medici e infermieri stremati: “Mancano posti letto e personale” VIDEO

Chiara Rivetti (Anaao Assomed): “Cirio e Icardi vengano in Pronto Soccorso senza farsi riconoscere: vedrebbero con i loro occhi medici, infermieri e pazienti che aspettano in barella per un posto letto”

Due anni in trincea, medici e infermieri  stremati: “Mancano posti letto e personale” VIDEO

Due anni in trincea, in prima linea nella lotta contro il Covid. Sembra non concedere tregua a medici, infermieri e operatori sanitari il Coronavirus. La quarta ondata ha nuovamente travolto gli ospedali che, seppur in maniera più lieve rispetto al passato, hanno visto riconvertire interi reparti per la gestione della pandemia. Il segnale inequivocabile di un periodo complicato, che vede la sanità piemontese fare conti con problemi come la carenza di personale, di letti e un generalizzato sconforto dopo 22 mesi di lotta. 

A fare il punto sulla situazione attuale Chiara Rivetti, segretaria regionale Anaao Assomed. 

Siamo in piena quarta ondata, a che punto siamo e quali sono i problemi?

"Purtroppo dopo due anni ci ritroviamo a parlare degli stessi problemi: carenza di posti letto, di personale e sospensione di tutte le attività non ordinarie. Le differenze sono due: la diffusione dei vaccini, che permette di far si che nonostante i tanti positivi i quadri clinici nei vaccinati sono decisamente lievi, in particolare se protetti dalla terza dose. Questo evita molti ricoveri. D’altra parte, abbiamo però ospedali, soprattutto rianimazioni, piene di pazienti no vax. Questo aspetto pesa molto sul personale sanitario: ci sono pazienti intubati che avrebbero potuto salvarsi. L’alternativa gli era stata fornita".

E in che modo questo peserebbe molto? 

"Perché fa si che il letto di rianimazione o di degenza ordinaria che poteva essere destinato ad altri pazienti, venga dato a un paziente Covid che poteva avere un’alternativa". 

Ma a livello di personale sono state poi effettuate le assunzioni promesse dalla Regione?

"Sì, nelle prime ondate ma a tempo determinato. Queste assunzioni sono state in parte confermate ma non compensano la grave carenza di personale che continua ad esserci e che d mese in mese è stata acuita dai pensionamenti: la classe medica ha un’età media molto avanzata, di 54 anni. Nei mesi scorsi ci sono stati anche delle dimissioni legate al burn out dei sanitari, che hanno deciso di cercare un’alternativa lavorativa rispetto al lavoro in ospedale. Purtroppo, nonostante ci siano state le assunzioni a tempo determinato, questo non compensa la grave carenza del personale. Il problema si vede. Mancano rianimatori che seguano i posti letto".

Ecco, a proposito dei posti letto: il Piemonte ha aumentato le terapie intensive com’era stato richiesto?

"Il Piemonte continua a dichiarare 628 posti letto in terapia intensiva. Sicuramente rispetto ai letti con i quali siamo partiti a febbraio 2020 i letti sono stati aumentati, ma a dicembre gli operativi erano 480. Meno di quelli dichiarati. La differenza sono quei posti convertibili in posti in rianimazione, per esempio le sale operatorie. Sono adeguate a essere riconvertite, ma questo significa che se una sala operatoria diventa un posto per la rianimazione non può più essere utilizzata per interventi chirurgici. Infatti, come poi è stato, tanti interventi sono stati sospesi o rimandati e questo ha un impatto pesante sulla salute della popolazione. Non dobbiamo dimenticare che esiste il Covid ma esistono anche tutte le patologie non Covid che risentono di questa ondata e ci daranno poi sequele negli anni".

Si parla tanto di Pnrr, può essere l’occasione per rivedere in qualche modo il tessuto sanitario piemontese?

"Sì, il Pnrr prevede dei finanziamenti, purtroppo non tanto per gli ospedali quanto per il territorio. Sono comunque una buona occasione per creare le famose Case di Comunità, strutture che ospitano i medici di famiglia in associazione, che danno una copertura dalle 8 alle 20 e lavorano in collaborazione con medici, infermieri e assistenti sociali. Questo permetterebbe di avere un punto di riferimento per il territorio in caso di problemi di salute. La creazione delle Case di Comunità permetterebbe di potenziare l’assistenza sanitaria del territorio, che in questo periodo si è dimostrata estremamente lacunosa, in modo da gestire patologie minori, fare prevenzione e far da filtro per gli ospedali. Ci auguriamo che questi soldi vengano utilizzati bene, per creare le Case di Comunità, che tuttavia non devono rimanere strutture vuote ma devono essere occupate dai sanitari".

Se avesse di fronte il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi, quale messaggio manderebbe loro per migliorare la situazione in questa lotta alla pandemia?

"Il primo messaggio che gli chiederei è di essere dalla parte degli operatori, di non proseguire con slogan di ottimismo ma cercare di capirli nelle difficoltà. Gli suggerisco di andare in un Pronto Soccorso con una mascherina per non essere riconosciuti e capire tutte le difficoltà dei percorsi, di distinguere i pazienti Covid dai non Covid, il problema dei pazienti costretti a stare giorni su una barella in attesa di un posto letto. Di avere una reale empatia di quelli che sono i problemi dei pazienti e dei medici. Poi, come stiamo dicendo da tempo, la soluzione in questo momento di carenza di personale è quella di coinvolgere tutte le risorse che ci sono. Mi riferisco in particolare ai specializzandi: mandare quelli ai primi anni a vaccinare, liberando gli ospedalieri in modo che possano continuare con il loro lavoro, e quelli degli ultimi anni in corsia, a dare un sostegno in ospedale, soprattutto quelli di provincia. Soluzioni concrete, per ora messe in atto solo in parte".

Andrea Parisotto

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