/ Novara

Novara | 22 gennaio 2021, 11:52

San Gaudenzio, il vescovo Brambilla “dopo la pandemia essenzialita’ e scommessa educativa”. E propone gli “stati generali” per costruire il futuro

San Gaudenzio, il vescovo Brambilla “dopo la pandemia essenzialita’ e scommessa educativa”. E propone gli “stati generali” per costruire il futuro

Una festa di San Gaudenzio fortemente segnata dalla pandemia. A causa del perdurare dell’emergenza sanitaria il programma ha subito una forte riduzione degli appuntamenti. La tradizionale cerimonia del fiore e la Messa solenne si sono svolte nella basilica dedicata al Santo con la presenza delle autorità civili, ma con una partecipazione “a numero chiuso” dei fedeli, in un clima che, pur conservando la classica solennità della liturgia, ha inevitabilmente patito dal punto di vista del clima, meno festoso e più raccolto.

La pandemia è stata anche al centro della riflessione del Vescovo Franco Giulio Brambilla nella sua omelia.  

Un anno per la rinascita, in cui ripartire concentrandosi sull’essenziale, scommettendo sull’educazione e mettendo insieme le forze per costruire insieme il futuro. E’ stato, quello del vescovo, un discorso totalmente proteso sul dopo pandemia. Un intervento che si è inserito pienamente nella tradizione che vuole l’omelia del vescovo nel giorno della patronale come un “discorso alla città”, in una celebrazione che anche nei gesti liturgici è fortemente segnata dall’intersezione tra dimensione religiosa e dimensione civile.

Monsignor Brambilla ha preso spunto dal vangelo del Battesimo di Gesù, letto nel corso della messa, per utilizzarlo come metafora della pandemia e del suo superamento: una dinamica tra la morte e la vita, tra l’immersione e l’emersione. “Se l’anno scorso – ha detto monsignor Brambilla -  abbiamo drammaticamente scoperto di essere mortali, fragili e vulnerabili, quest’anno dobbiamo accogliere il dono di essere natali, generativi e solidali”

Il vescovo ha poi posto alcuni “segnavia” per il percorso che può guidare verso la rinascita della società dopo la tragedia del virus: “Mentre aspettiamo il vaccino come viatico per una vita nuova – ha detto Brambilla - non possiamo non farci una domanda: che cosa dobbiamo lasciare dell’uomo vecchio e che cosa possiamo far rinascere nel tempo nuovo?”

La tesi del vescovo di Novara è che il dopo pandemia non può essere un semplice ritorno al “prima”.  “Abbiamo qualche mese – ha scandito Brambilla -  per metterci anche noi in fila tra i sopravvissuti e i salvati. Invito tutti a fissare nella mente e nel cuore che cosa non possia­mo continuare ad essere e a fare come accadeva prima. Il tempo che ci separa dalla rinascita porta con sé l’appello a una decisione esistenziale, personale, familiare e sociale”.  

La prima indicazione che il vescovo di Novara suggerisce è che per imboccare la strada della rinascita dopo la pandemia è necessario “concentrarsi sull’essenziale”. “Il secolo XXI – ha sottolineato Brambilla - inizia solo quest’anno! La crisi del 2008 era stata solo un preavviso. Il terzo millennio forse nasce solo ora. Dobbiamo rinascere abbandonando l’uomo vecchio e tutta la sua zavorra, per concentrarci sull’essenziale”. La seconda indicazione fornita dal vescovo di Novara è quella della “scommesa sull’educazione”.

“I nostri ragazzi, adolescenti e giovani – ha detto -  sono stati vaganti e dispersi per oltre un anno. Accanto alla gratitudine per i docenti e gli operatori del mondo della scuola che hanno tenuto viva la fiaccola della formazione, è necessario ora suonare lo squillo di tromba per ricuperare una straordinaria passione educativa. Genitori, scuola, università, società civile e comunità cristiana sanno che qui sta la scommessa più grande. Senza visione e senza formazione, non si va da nessuna parte. Mettiamo al centro la componente educativa della società per assicurarci nel futuro donne e uomini che hanno una visione creativa del mondo”.

E infine la proposta: all’inizio del 2021 è indispensabile “scendere in campo insieme”:  “Quando si chiuderà l’ombrello della protezione sociale e della cassa integrazione – ha aggiunto - vedremo forse galleggiare molte vittime. Dovremo affrontare la crudezza della situazione”. il vescovo di Novara propone quindi “uno spazio di confronto, degli ‘Stati generali’ in cui le forze sociali, il mondo del volontariato e della carità, la società civile, i rappresentanti della politica e la gente comune si chiedano: che visione abbiamo, almeno per il prossimo decennio, per il lavoro, l’impresa, la vita della città, l’accoglienza delle nuove povertà?”

E ha concluso: “La nostra volontà di rinascita è la parola che tutti attendono con ansia nel momento presente. Non possiamo tacere questa parola, perché racconta ‘la speranza che non delude’.

ECV

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore