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Regione | 08 gennaio 2020, 11:45

Assessore Elena Chiorino, relazione al consiglio regionale sul lavoro

Lavoriamo per il presente, ma guardando al futuro, con particolare riferimento all’orientamento scolastico e alla formazione professionale, che devono essere sempre più efficaci e orientate davvero a favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro.

Assessore Elena Chiorino, relazione al consiglio regionale sul lavoro

I DATI OCCUPAZIONALI (fonte ISTAT)

Il quadro ISTAT del trimestre luglio-settembre appare decisamente critico in Piemonte, con un calo degli occupati di 17.000 unità, concentrati nell'industria manifatturiera (-25.000 addetti), che, dopo un brillante inizio d'anno, già nel secondo trimestre risultava in flessione,  mentre resta sostanzialmente stagnante la situazione nei servizi (+2.000 unità) e solo l'agricoltura mostra una dinamica positiva apprezzabile (+4.000 dipendenti). La diminuzione interessa esclusivamente il lavoro alle dipendenze (-34.000 occupati), mentre cresce di 16.000 unità la componente autonoma, trainata dai servizi non commerciali. Questi dati evidenziano due aspetti a mio parere piuttosto significativi: il primo è che la diminuzione drastica del numero dei lavoratori dipendenti e l’aumento degli autonomi dimostra il sostanziale fallimento, almeno ad oggi ed in Piemonte, del Jobs Act, i cui estensori ipotizzavano addirittura che avrebbe favorito l’aumento del numero di contratti a tempo indeterminato. Il secondo è che la narrazione -  che troppe volte è stata ripetuta in questi anni come un mantra - dei servizi in grado di sopperire numericamente, in termini di posti di lavoro, alla crisi del manifatturiero si rivela, nei fatti, non corrispondente alla realtà. Aumenta, coerentemente, la disoccupazione (+9.000 persone in cerca di lavoro), frutto di una forte crescita delle donne (+23.000 unità), il cui tasso di disoccupazione sale di 2,5 punti percentuali rispetto all'analogo trimestre 2018, superando di poco la soglia del 10%, ad indicare una forte tensione verso il lavoro (il tasso di attività femminile passa dal 64,1 al 65,3%); che non sembra però trovare un adeguato sbocco occupazionale; diminuisce, per contro, la disoccupazione maschile, e si amplia considerevolmente il divario di genere. Il quadro trimestrale mostra però, nel corso del 2019, sbalzi non trascurabili, dovuti presumibilmente alla minore stabilità delle stime regionali sul breve periodo.  Un quadro più stabilizzato, in cui si ricompongono in parte gli squilibri rilevati nei diversi trimestri, si ricava dalla media dei primi nove mesi dell'anno, che ci consegna in Piemonte una situazione piatta, soprattutto se confrontata con quella delle altre principali regioni del Nord Italia. Nell'insieme, insomma, le stime ISTAT dipingono per il Piemonte una situazione difficile, con più ombre che luci, e che ci vede arretrare nel contesto del Nord Italia dove le dinamiche restano complessivamente buone, in un contesto nazionale in cui aumenta ancora sul versante occupazionale, la forbice fra Centro-Nord e Mezzogiorno, dove il numero di lavoratori risulta in flessione.

I NUMERI DELLA CIGS IN PIEMONTE 

La Regione Piemonte è interessata da una crisi che si è rafforzata nell’ultimo periodo. Infatti sono circa 50 le imprese che fruiscono della CIGS (per crisi aziendale, riorganizzazione e cessazione di attività) per un complesso di circa 2500 addetti, prevalentemente nei settori metalmeccanico e dell’editoria, tra i quali si evidenziano ben 20 imprese in cassa integrazione per cessazione attività che coinvolgono circa 800 persone. A queste si affiancano 75 imprese che attuano la CIGS per contratti di solidarietà, tra cui la più nota è FCA con circa 4.000 dipendenti in cassa, anche qui la prevalenza è del settore metalmeccanico seguito dai settori Chimica Gomma Plastica, Commercio e Tessile abbigliamento. Si prevede, nel 2020, un ulteriore aggravamento della situazione come dimostrano i recenti focolai di crisi emersi a fine 2019 come quello della Martor di Brandizzo, la MAHLE (450 addetti con procedura di licenziamento collettivo in corso) o dell’ILVA (circa 800 addetti coinvolti più l’indotto che coinvolge migliaia di imprese di cui 3000 soltanto per quanto riguarda l’artigianato). 

AZIONI, STRUMENTI E LINEE POLITICHE DI INTERVENTO

Alla normale attività istituzionale legata alla CIGS, occorre osservare come le recenti disposizioni normative abbiano integrato ed incrementato le fattispecie di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), di cui all’art. 21 del D.lgs 148/2015, prevedendo la possibilità di prorogare la durata del periodo di CIGS a fronte dell’attivazione di specifici interventi regionali di politiche attive per il lavoro (PAL), come esplicitamente indicato per talune fattispecie quali quelle previste ai sensi degli artt.22 bis, comma 2, del D.lgs 148/2015 e 44, comma 1, del D.L. 109/2018, concordati con le aziende in crisi e rivolti ai lavoratori posti in CIGS e a rischio di esubero e perdita del posto di lavoro, al fine favorirne la ricollocazione lavorativa.Ciò ha determinato un maggiore coinvolgimento delle strutture regionali preposte all’erogazione delle politiche attive e la ridefinizione di interventi mirati.Infatti si è evidenziata la necessità di disporre di strumenti volti a:    

PREVENIRE l’insorgenza di crisi aziendali;    

SOSTENERE economicamente i lavoratori coinvolti;    

RICOLLOCARE i lavoratori posti in esubero dalle aziende in crisi e a rischio di perdita del posto di lavoro.La Regione Piemonte, stante la complessità e la variegata casistica di situazioni, ha avviato un percorso per definire nuovi strumenti ed interventi operativi per aumentare l’efficacia dell’azione pubblica.La lotta alla disoccupazione e alle crisi aziendali e il sostegno al lavoro e alla competitività, non passa dalla cosiddetta «decrescita felice», ma su politiche attive innovative ed efficaci e anche su nuove idee e modelli da perseguire. Purtroppo il Governo centrale ha adottato e sta adottando misure che non solo non sostengono la ripresa piemontese, ma la penalizzano ulteriormente. Si pensi alla questione ex Ilva e alla vicenda ArcelorMittal che coinvolge, tra lavoratori e indotto, solo in Piemonte, circa un migliaio di persone, alle quali si aggiungono le Pmi dell’indotto (circa 3000 soltanto quelle artigiane). Per quanto riguarda il settore automotive, è stato convocato un tavolo con tutte le parti in causa che si riunirà per la prima volta questa settimana. Tra gli argomenti che verranno trattati, oltre a tutte le possibili soluzioni per salvaguardare quella che è a tutti gli effetti una storica eccellenza del territorio, anche l’impatto, in termini occupazionali e industriali, sul Piemonte, della fusione fra Psa e Fca e la ricaduta occupazione del progetto sull’auto elettrica.

Allo stesso modo provvedimenti fiscali inseriti nella legge di Bilancio come la cosiddetta plastic tax rischiano di peggiorare una situazione già di per se drammatica. Basti rilevare un dato: nel settore beverage si avranno forti aumenti del prodotto finito. Una bottiglia di acqua costerà oltre 40% in più  mentre una bottiglia di the oltre 85 % in più al consumatore. Si stima che gli aumenti che la tassazione imporrà andranno a distruggere il 20% di un mercato cosiddetto discount. Inoltre per la struttura della tassazione della plastica da luglio e dello zucchero ad ottobre si stanno già bloccando tutti gli investimenti, in particolare per quanto riguarda il riciclo del materiale. A tal proposito è già stato calendarizzato un incontro con i rappresentanti del settore per capire quali strumenti mettere in campo per tutelare produzioni che in Piemonte contano centinaia di addetti. In questi sei mesi la nostra priorità è stata quella di tutelare i lavoratori in difficoltà come quelli in cassa integrazione straordinaria con provvedimenti ispirati al principio della concretezza: spesso tra la richiesta di Cassa e l’effettiva erogazione da parte dell’INPS possono trascorrere diversi mesi, la Regione Piemonte ha quindi stipulato convenzioni con alcune banche del territorio per anticipare, a costo zero per i lavoratori, il pagamento mensile della Cassa (circa 20mila, le persone interessate). 

Si è poi inaugurato un approccio proattivo alle crisi aziendali, laddove possibile con gli strumenti a disposizione dell’Ente: idee nuove, come quella di chiedere, per le centinaia di dipendenti dell’azienda di servizi Manitalidea di Ivrea, che erano senza stipendio da mesi, lo strumento del pagamento per surroga: in sostanza gli enti ora possono pagare direttamente ai lavoratori il dovuto, senza dover passare dall’azienda: in parecchi hanno già aderito.E siccome le crisi aziendali arrivano troppo spesso ai tavoli dell’assessorato quando la situazione è già gravemente compromessa, si è pensato di puntare sulla prevenzione, stanziando, in assestamento di bilancio, un milione di euro rifinanziabile che servirà a sostenere un progetto che prevede il coinvolgimento di mentori di provata esperienza, in grado di affiancare le PMI, entrando in aziende al momento sane, analizzando la situazione e segnalando al titolare i punti di forza, ma anche le debolezze e le fragilità prima che queste degenerino. Tutto questo avviene anche nell’ottica della razionalizzazione dei costi: è più dispendioso intervenire su una realtà in difficoltà piuttosto che sostenerla preventivamente. Aziende sane, inoltre, significa più crescita e più posti di lavoro o, perlomeno, il mantenimento di quelli attuali. Inoltre, il nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, istituisce le procedure di allerta finalizzate a rilevare e a segnalare tempestivamente gli stati di pre crisi. Ma se un’azienda verrà segnalata ufficialmente rischierà, con tutta probabililtà, di vedersi negare credito bancario o, addirittura, di subire la richiesta di rientro dai fidi concessi.

Una situazione che metterebbe davvero in ginocchio migliaia di imprese e che, grazie il progetto piemontese, potrà essere evitata.Per contrastare, poi, lo «sciacallaggio industriale» di quei fondi speculativi che acquistano le aziende locali in crisi al solo scopo di acquisirne il marchio, ma disinteressandosi successivamente delle realtà produttive sul territorio e dei lavoratori, l’assessorato sta lavorando all’istituzione di un fondo che possa acquisire temporaneamente (si sottolinea la temporaneità dell’intervento, che evita di ricadere nella fattispecie degli aiuti di Stato) quote di aziende in crisi. L’obiettivo è istituire uno strumento agile e utile a consentire all’azienda di riprendersi, di rilanciarsi e di restare sul territorio con il suo know how e quello dei suoi lavoratori. Allo studio dell’assessorato c’è anche un progetto, che è in fase di sviluppo e basato sul cosiddetto «microcredito». Si tratta, in sostanza, di una misura espansiva, volta a favorire l’accesso al credito a soggetti non bancabili, che non hanno accesso al credito in quanto non hanno la possibilità di fornire le garanzie richieste, che verrebbero, in sintesi, concesse dalla Regione.Volontà di questo assessorato è anche quella di individuare soluzioni per arginare il fenomeno del lavoro a cottimo, che è in aumento e sotto gli occhi di tutti. Si tratta di lavoratori (e prendo ad esempio per tutti i riders del settore food) costretti troppo spesso a lavorare senza tutele e a condizioni econoomiche non sostenibili. Occorre quindi individuare soluzioni che consentano di tutelare questi lavoratori, senza però favorire l’irrigidimento del mercato o il boicottaggio dello stesso da parte dei consumatori (che porterebbero soltanto a nuova disoccupazione). Occorre quindi rendere etico e sostenibile per tutte le parti in causa questo genere di attività che può creare occupazione compatibilmente con la garanzia della dignità dei lavoratori. All’azione sul territorio si unisce quella sinergica svolta in collaborazione con alcuni parlamentari piemontesi: in particolare sono già state presentate due interrogazioni parlamentari, in attesa di risposta: la prima sulla sorte dei 150 milioni di euro promessi dal presidente Conte per Torino e la seconda per sapere se il Governo dispone effettivamente della copertura finanziaria integrale per far fronte alle esigenze degli ammortizzatori sociali e in particolare della Cassa integrazione straordinaria in Italia e in Piemonte.

Lavoriamo per il presente, ma guardando al futuro, con particolare riferimento all’orientamento scolastico e alla formazione professionale, che devono essere sempre più efficaci e orientate davvero a favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro. Una formazione, in particolare mi riferisco al ruolo degli Its, ma anche alla formazione continua e superiore e all’apprendistato, per poter dare ai nostri giovani la possibilità e gli strumenti di poter crescere, formarsi e lavorare in Piemonte senza dover essere costretti ad andare all’estero per esprimere i propri talenti. Di fronte a questa vera e propria emergenza occupazionale crediamo che, oggi, il clima di contrapposizione di novecentesca memoria debba essere superato da uno spirito di collaborazione in cui imprenditori e lavoratori possano marciare insieme, perché oggi l’interesse della tutela del lavoro e del sostengo alla crescita è comune.

Ringraziando anche le opposizioni per la collaborazione costruttiva dimostrata su questi temi, la Regione proseguirà a lavorare senza sosta per la tutela dei lavoratori e, nel contempo, degli imprenditori che hanno ancora entusiasmo e voglia di investire sul nostro territorio e che vanno sostenuti. Se lavoreremo tutti insieme, se ritroveremo l’orgoglio della nostra capacità industriale, se alla rassegnazione contrapporremo un sano patriottismo industriale, anche questa crisi potrà essere superata e il Piemonte potrà tornare una regione in grado di trainare quella che, nonostante tutte le criticità, resta la seconda potenza manifatturiera d’Europa, ovvero la nostra Italia.

C.S.

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