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Eventi | 22 gennaio 2020, 14:18

L’omelia del Vescovo a San Gaudenzio “Gioco d’azzardo, cyberbullismo, femminicidi e violenze sui minori sono i demoni cattivi che la chiesa deve curare”

L’omelia del Vescovo a San Gaudenzio “Gioco d’azzardo, cyberbullismo, femminicidi e violenze sui minori sono i demoni cattivi che la chiesa deve curare”

“Le dipendenze da alcool e da droghe; la schiavitù dal gioco d’azzardo e da videogiochi; forme di depressione e alti livelli di dispersione scolastica; la condizione del pianeta NEET, persone che non studiano, non lavorano né sono impegnate in percorsi di tirocinio; gli episodi di cyberbullismo nella scuola; la piaga dei femminicidi e della violenza sui minori; le situazioni di disagio della famiglia; il drammatico fenomeno dei suicidi”: sono questi i “demoni cattivi” del nostro tempo per curare i quali la Chiesa deve “dedicare tempo e risorse”. Lo ha detto questa mattina il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, nel suo “discorso alla città” in occasione della festa patronale di San Gaudenzio. Un discorso dal forte accento sociale, costruito sulla lettura di una pagina del Vangelo di Marco, ma con una puntuale attenzione all’attualità. Brambilla ha toccato diversi punti, partendo da una analisi della condizione della famiglia, che, dice il vescovo di Novara, “ha la febbre, soprattutto dopo la crisi del 2008”. “Le famiglie, attonite, cercano – aggiunge il presule - qualcuno che dia loro una mano nella formazione dei figli”. Da qui l’invito alle comunità cristiane: “Entriamo nelle case e nelle famiglie, stiamo accanto ai genitori, diciamo loro che bisogna dare ai figli meno cose e più presenza, più stimoli, incentivi, sostegni, sogni e speranze”. L’altro punto toccato dal vescovo di Novara è quello delle difficoltà sul fronte della formazione e dell’educazione. “La massificazione dell’istruzione – ha detto monsignor Brambilla - ha avuto come effetto collaterale, forse non previsto e non voluto, l’impoverimento del livello effettivo dell’istruzione. Essere formatori - ha aggiunto - è una sfida, perché oggi siamo al minimo storico dell’apprezzamento sociale e della retribuzione economica per coloro che insegnano ed educano. Una società che non apprezza i suoi maestri è destinata a un traumatico tramonto”.

L’omelia del vescovo di Novara si è poi conclusa con un richiamo forte agli uomini della Chiesa che, dice Brambilla, non riescono “a risvegliare nei nostri giovani il desiderio di vivere”.

“Se essi ci guardano e ci osservano, vedono che viviamo solo di cose, ma se ci affidiamo solo alle cose, diventiamo anche noi oggetti da vendere o comprare, non persone da stimare e amare. Sono preoccupato perché non ci sentiamo più uomini e donne spirituali, ma, senza questa dimensione della vita, moriremo anche noi con tutte le nostre cose materiali”.


ECV

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