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Sanità | 04 dicembre 2019, 16:32

La moglie si ammala di SLA e lui ipoteca la casa per sostenere gli studi su un farmaco innovativo

La storia è emersa questa mattina alla conferenza stampa di presentazione delle erogazioni della Fondazione BpN

La moglie si ammala di SLA e lui ipoteca la casa per sostenere gli studi su un farmaco innovativo

Lui è un commercialista di Benevento. La moglie, cinquantenne, si è ammalata di sclerosi laterale amiotrofica alcuni anni fa. Una diagnosi che lascia poche speranze: la SLA è una malattia devastante, che porta ad una progressiva paralisi muscolare, e che in genere conduce rapidamente alla morte per insufficienza respiratoria.

Il professionista campano non si rassegna: scopre che a Novara, presso l’Ospedale Maggiore della Carità è al lavoro una equipe che sta provando a far partire una sperimentazione su un farmaco rivoluzionario, che nei test di laboratorio sembra in grado di rallentare la malattia. Ma mancano i fondi per far proseguire gli studi. Il commercialista non esita: decide con la famiglia – la coppia ha due figli – di ipotecare la casa dove vivono per ottenere una somma di denaro. E quella somma viene donata al centro di ricerca novarese.

La storia è stata raccontata oggi dalla dottoressa Letizia Mazzini, scienziata di fama internazionale, che è a capo dell’equipe che sta portando avanti nell’ospedale piemontese la sperimentazione della biomolecola RNS60, basata sull’utilizzo di cellule staminali: a lei e al suo gruppo di lavoro la Fondazione Banca Popolare di Novara ha consegnato questa mattina la terza tranche di 50.000 euro di un finanziamento che sta sostenendo l’approfondimento degli studi su questo farmaco innovativo.

“Il nostro progetto – ha spiegato la dottoressa Mazzini – dopo quel gesto di generosità ha fatto molta strada: oggi collaboriamo con un centro di ricerca dell’università di Harvard e con l’associazione statunitense che sostiene la ricerca sulla Sla. E il sostegno della Fondazione BPN ci ha accompagnato fin qui”.

Sono 140 i pazienti sui quali è stata sperimentata la molecola. “Ovviamente – dice la studiosa – potremo esprimerci sui risultati solo alla fine del percorso, tra circa sei mesi. Posso dire che finora nessun paziente ha abbandonato la sperimentazione e tutti si sono dichiarati soddisfatti della cura” . Alla Clinica Neurologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara arrivano ogni anno più di 200 nuovi casi provenienti da tutte le regioni italiane e da diversi paesi europei.

La donazione al centro di ricerca della dottoressa Mazzini è solo uno degli interventi della Fondazione BpN, presieduta dall’avvocato Franco Zanetta, che questa mattina ha presentato alla stampa il bilancio del 2019: oltre 500.000 euro sono stati erogati nei dodici mesi che abbiamo alle spalle, con alcuni progetti più rilevanti (dall’acquisto di attrezzature per l’Ospedale Maggiore, al progetto “Chimica amica” della Fondazione Novara Sviluppo, al sostegno alle stagioni artistiche del Teatro Coccia e del Teatro Faraggiana. Nelle ultime settimane dell’anno, infine, la Fondazione ha destinato circa 140.000 euro in erogazioni più minute, destinate a 74 diverse associazioni che operano nel campo del sociale, dell’assistenza e della promozione culturale.

ECV

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