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Sanità | 03 dicembre 2019, 15:00

Ancora ferma al palo la legge sulla Citta’ della Salute

A Palazzo Lascaris non c’è ancora traccia della “leggina”

Ancora ferma al palo la legge sulla Citta’ della Salute

C’è un po’ di tutto nella programmazione dei lavori delle commissioni e dell’aula di Palazzo Lascaris: dalla legge sulla regolamentazione del nomadismo a quella sulle “strutture ricettive all’aria aperta”, dal testo unico in materia di foreste a disegno di legge sul sostegno alla genitorialità. Ma della famosa “leggina” a garanzia del partenariato pubblico privato con il quale sarà finanziata la Città della Salute e della scienza non c’è ancora traccia. Né se n’è parlato nell’ultima riunione della Conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale, tenutasi giovedì.

E dire che addirittura si era ipotizzata l’utilizzo dello strumento della commissione in sede legislativa, per accelerare i tempi: in pratica l’esame del testo di legge da parte della commissione incaricata esaurisce l’istruttoria, e il provvedimento va in aula solo per il voto finale. Una soluzione che anche il maggiore partito di opposizione, il Partito Democratico, approva.

Sta di fatto che il disegno di legge approvato in giunta ormai tre settimane fa è ancora fermo al palo. E senza il passaggio in consiglio regionale continua a rimanere lettera morta, non consentendo all’Azienda Ospedaliera di far partire il bando, già pronto da tempo, per l’appalto della progettazione esecutiva e dei lavori di realizzazione dell’opera.

A spingere perché questo incomprensibile stallo si sblocchi c’è una coalizione territoriale bipartizan, che vede impegnati, ciascuno per la sua parte, il sindaco di Novara Alessandro Canelli e il consigliere regionale del Pd Domenico Rossi, che stanno con il fiato sul collo alle rappresentanze novaresi in giunta ed in consiglio regionale, ma finora senza esito.

Il problema è che se anche ci fosse un immediato scatto in avanti, e se la discussione fosse inserita immediatamente in calendario ben difficilmente il provvedimento potrebbe essere licenziato prima della metà del mese di gennaio, facendo perdere altro tempo alla complicata macchina amministrativa che dovrà portare fino a via ai lavori.

ECV

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