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Politica | 14 novembre 2019, 15:00

Manovra pericolosa per i mezzi pesanti: rischio stop per i tir piemontesi "se il Governo non ci ascolta"

Caranta (Confartigianato Trasporti): "Penalizzati dalla nuova legge di Bilancio, sia per il recupero delle accise che per gli inventivi. Siamo pronti a fermarci". Nella nostra regione sono oltre 6400 le imprese artigiane del settore

Manovra pericolosa per i mezzi pesanti: rischio stop per i tir piemontesi "se il Governo non ci ascolta"

Una Manovra pericolosa, che rischia di portare a un incidente con i mezzi pesanti. Non è viabilità, però: è politica. Gli autotrasportatori di Torino e del Piemonte, infatti, sono pronti a fermare i motori se non arriveranno dal Governo le risposte alle domande legate all'attuale documento sull'Economia del Paese. 

Sono oltre 6.400 le imprese artigiane dell’autotrasporto del Piemonte disposte allo stop se l'esecutivo giallo-rosso non dovesse mantenere l’impegno sul recupero delle accise per i veicoli euro3 e sui 240 milioni di euro promessi destinati agli incentivi per investimenti, rimborsi pedaggi autostradali, deduzioni forfettarie per le spese non documentate e deduzioni per il contributo al servizio sanitario nazionale e incentivi per la formazione. “Dall'analisi dei provvedimenti contenuti nella Legge di Bilancio e nel DL Fiscale – commenta Aldo Caranta, Presidente di Confartigianato Trasporti Piemonte – l'autotrasporto italiano esce gravemente penalizzato, con tagli irricevibili sui fondi per il recupero accise sui veicoli euro 3 e sulle risorse per la competitività del settore, mai discussi con le rappresentanze, che compromettono la sopravvivenza stessa di migliaia di imprese”. 

“In particolare – continua Caranta, che dovrebbe partecipare a un vertice a Roma, su questi temi, nella giornata di domani 14 novembre – qualsiasi taglio ai rimborsi delle accise per un settore che inquina solo per il 4,6% del totale ed ha già ridotto negli anni le proprie emissioni climalteranti è inaccettabile”. “Questo comunque non significa che il nostro settore non avverta la necessità di affrontare la questione della tutela dell’ambiente – conclude – però il Governo dovrebbe prevedere un serio piano programmatico che permetta alle imprese di affrontare la transizione ecologica mantenendo competitività, redditività e dignità. La transizione ecologica è un processo che prevede diverse fasi di attuazione e si deve sviluppare in un arco temporale congruo”.

dal nostro corrispondente da Torino

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