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Eventi | 14 ottobre 2019, 18:42

La droga fa male sempre: le leggi non possono cambiare l’evidenza scientifica

Sala piena all’Arengo del Broletto di Novara per l’incontro sul tema della cannabis e delle droghe in generale: un percorso tra medicina, giurisprudenza e cultura, che ha evidenziato l’inconsistenza della separazione tra droghe leggere e pesanti, affermando la nocività di ogni iniziativa volta a legalizzare l’uso della cannabis e dei suoi derivati.

La droga fa male sempre: le leggi non possono cambiare l’evidenza scientifica

Una serata particolarmente ricca e intensa quella di questa sera all’Arengo del Broletto: oltre due ore di conferenza, in cui si sono alternati quattro relatori, che hanno ribadito – da punti di vista differenti – il netto no ad ogni forma di droga, dimostrando la fallacia del termine “leggera” in riferimento ad alcune sostanze.

Dopo l’introduzione del presidente di Li.F.E. Stefano Fontana, la parola è passata subito al dott. Giovanni Serpelloni, il quale ha analizzato alcuni dei dati sul consumo di droghe, nel mondo e in Italia. Il primo punto emerso è l’efficacia della legislazione “proibizionista”, che, pur non essendo particolarmente severa in Italia, ha permesso negli anni una diminuzione del consumo di droghe e di conseguenza una netta riduzione delle morti per overdose. In secondo luogo, il dott. Serpelloni ha mostrato le conseguenze sulla mente e sul corpo delle persone – in particolare degli adolescenti – delle droghe, anche quelle cosiddette “leggere”: ne è emerso un quadro inquietante che mostra come anche consumi molto modici di cannabis producano effetti evidenti e gravi sulla salute psicofisica dell’individuo. Inoltre, Serpelloni ha dimostrato l’inconsistenza della definizione di cannabis “light”, mostrando come anche i prodotti così definiti contengono percentuali molto maggiori di THC – il principio attivo della cannabis – di quelle contenute in natura dalle foglie e producono di conseguenza effetti tutt’altro che trascurabili sul cervello del consumatore.

L’avv. Respinti ha poi fatto un rapido excursus storico-legislativo, che ha messo in evidenza la forte correlazione tra la legge e i costumi, mostrando come una legislazione più restrittiva favorisca comportamenti più virtuosi, mentre una legislazione più lassa produce danni evidenti per la persona e la società. Respinti ha inoltre mostrato la fondatezza costituzionale della sentenza che ha portato alla chiusura dei cosiddetti cannabis store, concludendo l’incontro osservando come i sostenitori della legalizzazione fondino le proprie argomentazioni su un malinteso concetto di libertà, ed in particolare una fallace interpretazione dell’Art.32 della Costituzione, che non tiene conto del danno alla società – oltre che all’individuo – che viene dall’uso delle sostanze psicoattive.

A seguire l’ing. Fabio Saini, amministratore delegato dell’azienda Laica, ha tratteggiato il profilo di un’etica imprenditoriale possibile. L’impostazione fondata esclusivamente sul profitto, che ignora le conseguenze sul bene comune, propria di tutti coloro i quali vorrebbero speculare sulla legalizzazione delle droghe, è una visione destinata a fallire nel medio termine: invece, una visione del lavoro e dell’imprenditoria fondata sul bene della persona e della società può avere successo nel lungo periodo e, soprattutto, costruisce la reale felicità della persona.

A chiudere la serata c’è stata poi la testimonianza di un membro della Comunità Cenacolo, ex tossicodipendente, che ha presentato la propria esperienza di persona caduta nella spirale del consumo di cannabis durante l’adolescenza: la falsa sicurezza che il consumo di droghe dà non porta alla vera felicità, che può essere ottenuta solamente prendendo pienamente in mano la propria vita. “Se è vero – ha affermato durante l’intervento – che non tutti i consumatori di cannabis diventano tossicodipendenti, è vero che tutti i tossicodipendenti sono partiti dalla cannabis”.


C.S.

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