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Notizie dal Piemonte | 05 settembre 2019, 08:00

Notizie dal Piemonte. Decreto crescita, gli artigiani piemontesi: "Sì allo sconto per chi riqualifica, ma non a spese delle imprese"

Felici (Confartigianato Piemonte): "Con lo scarico dell'agevolazione sulle aziende si rischia il collasso per 24mila attività"

Notizie dal Piemonte. Decreto crescita, gli artigiani piemontesi: "Sì allo sconto per chi riqualifica, ma non a spese delle imprese"

“Rilanciare la riqualificazione edilizia con uno sconto pari all’agevolazione è una proposta che appoggiamo ma tali importi non possono essere scaricati sulle nostre imprese. Il rischio è il collasso, per mancanza di liquidità per le 24mila imprese artigiane dell’edilizia, dell’installazione di impianti e dei serramenti”. È un no secco quello che arriva dal Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, allo sconto sulle fatture per gli interventi relativi all’ecobonus e al sismabonus, previsto dall’articolo 10 del “Decreto Crescita”.

La misura contestata da Confartigianato, approvata definitivamente dal Senato, prevede che i cittadini che effettuano lavori di riqualificazione energetica o antisismici, possano chiedere, in alternativa alla detrazione fiscale dal 50% all’85% spalmabile in 10 anni, uno sconto immediato sulle fatture da parte dell’impresa che ha realizzato i lavori. Sconto che l’impresa potrà farsi rimborsare dallo Stato tramite un corrispondente credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in cinque anni. Inoltre, l’azienda potrà scegliere di cedere il credito così acquisito ai suoi fornitori di beni e servizi. Non potrà invece cederlo a istituti di credito e intermediari finanziari. 

“Portando un esempio –continua Giorgio Felici– rifacendo il tetto dell’abitazione per una spesa complessiva di 20.000 euro, il proprietario ha diritto a una detrazione fiscale del 65% pari a 14.300 euro che potrà recuperare in dichiarazione dei redditi in 10 anni. Secondo l’articolo contestato, la stessa cifra potrebbe essere subito ‘scontata’ cedendo il credito a chi ha eseguito i lavori. Quindi, per il committente, la ristrutturazione di fatto costa ‘solo’ 5.700 euro, dato che i restanti 14.300 euro se li caricherebbe l’impresa che ha realizzato i lavori.” 

Per il Presidente Felici, questo meccanismo "penalizza proprio le migliaia di piccole imprese del ‘sistema casa’ che non dispongono della capacità finanziaria per ‘anticipare’ lo sconto al cliente e non sono in grado di sopportare l’onerosità dell’operazione di cessione del credito.” 

“Di fatto, con la misura del Decreto Crescita –evidenzia Felici– tante realtà dell’edilizia, dell’installazione di impianti e dei serramenti del Piemonte rischiano di essere tagliate fuori dal mercato. Si creerà una distorsione in cui soltanto i fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria potranno anticipare ai clienti la liquidità necessaria a ottenere lo sconto, e disporranno della capienza fiscale sufficiente per compensare il credito di imposta. Le imprese artigiane andranno incontro ad un immediato e drastico problema di liquidità e non saranno nelle condizioni di reggere la concorrenza di grandi gruppi di imprese di multiservizi che, avendo al loro interno delle finanziarie, non avvertiranno alcun criticità. Il che ci fa sospettare che, nella disattenzione della politica, passino provvedimenti stilati proprio per fare da sponda agli interessi dei grandi operatori, perseguendo in tal modo la via dell’impoverimento e dello sfruttamento dei soggetti più piccoli, che comunque costituiscono oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale”.

 “Il bonus ristrutturazioni –precisa Domenico Massimino Vice Presidente nazionale di Confartigianato Imprese– ha sicuramente la finalità positiva di un investimento all’edilizia ma, fatto in questo modo, rischia di mettere fuori dal mercato artigiani e piccole imprese. Un provvedimento di questo tipo, per non ledere alcun soggetto coinvolto dovrebbe prevedere l’obbligo di acquisizione da parte dello Stato del credito di imposta generato”. 

“Inoltre –prosegue Massimino– la possibilità, prevista dal decreto dopo una sollecitazione di Confartigianato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dell’ulteriore cessione del credito ai fornitori delle piccole imprese è nella pratica irrealizzabile, poiché nessun fornitore si accollerà né il credito né gli oneri finanziari ed i relativi rischi dell’operazione”. 

“L’articolo 10 –conclude Massimino– deve essere rapidamente superato e la migliore soluzione a questo problema consiste nell’abrogazione della norma. Confartigianato continuerà pertanto a battersi contro questa misura”.

Dal Nostro corrispondente a Torino

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